Graziani a RN Web Radio: “La Roma non è ancora matura, l’esempio resta la Juve”

0

GRAZIANI RN WEB RADIO – L’ex attaccante della Roma Ciccio Graziani interviene ai microfoni di Romanews Web Radio per ripercorrere la sua carriera e per parlare della squadra di Eusebio Di Francesco. Queste le parole dell’ex centravanti giallorosso: “Contro il Borussia giocai in porta, era una partita di ritorno, i tedeschi poi andarono in finale di Coppa dei Campioni. In quel frangenti furono espulsi 3 giocatori del Toro, l’ultimo era Castellini, dunque serviva qualcuno in porta. Sono andato io, abbiamo tolto un attaccante e messo un portiere, abbiamo giocato 20 minuti e mi sono divertito molto, la gente faceva il tifo perché non facessero gol, ho fatto un paio di uscite belle, a tempo, poi ho fatto un importante parata a Simonsen, che quell’anno vinse anche il pallone d’oro. Una parata d’istinto, lui calcia e io apro il ginocchio, la palla è andata fuori. Comunque a me diverte più trovarmi nella parte opposta, cioè essere di fronte al portiere. Un attaccante nasce per fare gol, per vivere un emozione enorme, quando segni non solo ti emozioni tu ma anche i tuoi compagni”.

Il rigore contro il Liverpool?
“Ho penalizzato me stesso ma anche i miei compagni, pensi a te e al dispiacere che puoi aver dato. Chi non li tira non li sbaglia, ad oggi mi ricapita di pensare a quell’episodio, pensa se avessimo vinto quella Coppa dei Campioni a Roma…Mi capita di pensare a quello che avremmo potuto vivere e non abbiamo vissuto, non solo noi ma tutta la città. Ho visto sbagliare rigori a Platini, a Baggio, a Batistuta, che una volta ne sbagliò 4 di seguito, anche se non nella stessa partita”.

Il Mondiale?
“E’ fantastico, è una coppa che ti mette i brividi, per vincerlo ci vuole una combinazioni di fattori straordinari. Indossare la maglia del club e quella della nazionale sono due cose completamente diverse, con la nazionale giochi per il tuo paese, l’azzurro è un colore diverso dagli altri e senti addosso una grandissima responsabilità”.

Bearzot e Liedholm?
“Il primo lavorava molto sul dialogo e l’aspetto psicologico, del resto essendo selezionatore…Liedholm era il contrario, non parlava mai, si faceva capire con uno sguardo. Con lui facevamo poca tattica, dovevi adattarti. Liedholm voleva moltissimo il fraseggio, diceva che se noi avessimo avuto la palla allora gli avversari non avrebbero potuto prenderla, e aveva ragione. Una volta vincevamo 4-0 con il Napoli, e io e Pruzzo non capivamo perché ancora non avevamo segnato, stavamo parlando proprio di questo. Non so se Liedholm ci sentì, ma ad un certo punto, nell’intervallo, disse: “Basta fare gol, gli avversari vanno sconfitti e mai umiliati”. Queste considerazioni oggi non sussistono, si dice il contrario, se vuoi rispettare l’avversario devi fargli gol. Io non credo che sia giusto, penso il contrario, quando vinci 7 o 8 a 1 contro una squadra un po’ ti dispiace, devi fermarti e va bene così”.

Pallotta?
“E’ difficile farsi volere bene dai tifosi se stai a Boston, probabilmente comunque manca un trofeo importante, a quel punto la gente lo amerebbe di più”.

La Roma deve fare di più?
“Certo che deve fare qualcosa di più: la percezione è quella di una squadra che non ha ancora coscienza dei propri mezzi. Capita che a volte alterni ritmi alti e ritmi bassi. Con l’Inter la Roma è stata sfortunata mentre col Napoli è stato regalato un tempo. Evidentemente non è ancora arrivata una maturazione tale da scendere in campo sempre con la tigna e la bava alla bocca. Il fatto di giocare in casa è un elemento fondamentale che va rivendicato con una prestazione all’insegna della reattività, dell’agonisino, dell’aggressività, dell’impegno e della cattiveria. L’esempio è la Juventus, dove ogni partita è uno squillo di tromba e dove domina una mentalità vincente”.

Come giudichi Dzeko?
“È partito male il primo anno ma poi si è ripreso capendo il calcio italiano grazie anche a Spalletti. Oggi è un punto strategico della Roma, anche se pecca di mancanza di cattiveria. Spesso sembra troppo un gigante buono, non sfrutta al massimo quelle che sono le sue reali potenzialità. Se avesse la determinazione e la rabbia mia e di Pruzzo, o ad es di Mandzukic, supererebbe molti limiti”.

Che effetto ti fa vedere Totti in tribuna?
“Lo vedo con grande dispiacere, quasi un colpo al cuore.  Spesso mi chiedo se sia infortunato, visto che è in tribuna e non in campo. Spero che prima o poi possa ritagliarsi un ruolo diverso, come ad es vicepresidente esecutivo”.

Che ricordi hai di “Campioni” e della partecipazione al film “L’allenatore nel pallone”?
“Campioni” è stata un’esperienza didattica importante che mi ha dato molto e ha dato tanto anche ai ragazzi, che hanno vissuto appunto un sogno accompagnati in questo percorso a breve termine, visto che le luci e le telecamere alla fine si sono spente e si è tornati alla vita di tutti i giorni. Riguardo al film con Lino Banfi, quello degli anni ’80, lo stesso Lino con cui eravamo molto legati, venne a Trigoria a chiedere se qualcuno di noi volesse partecipare. Subito Odoacre Chierico e Carlo Ancelotti si fecero avanti, mentre invece Bruno Conti non era molto convinto. Perciò andammo io e Roberto Pruzzo, visto che Lino aveva espressamente chiesto 4 calciatori della Roma. Grandissimi ricordi ed esperienza fantastica”.

Martini-Sparla

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA - La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here