Esclusiva. Servidei: “Roma ti fa sentire ‘Giocatore’. DiFra allenatore da sempre”

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ESCLUSIVA RN WEB RADIO SERVIDEI – Calciatore giallorosso nella stagione 97/98 sotto la guida di Zdenek Zeman e capitano della Spal nella stagione 2002, con la quale ha giocato 152 partite in più cicli, Cristian Servidei ha parlato ai microfoni della Web Radio di Romanews.eu. Da doppio ex dell’incontro in programma venerdì alle ore 18.30 allo stadio Olimpico, ha voluto ricordare il suo passato alla Roma, analizzando il presente della società ferrarese e il nuovo ruolo di Di Francesco e Totti, ex compagni di spogliatoio.

LA SPAL – “È una società molto seria, ama programmare e nel suo futuro imminente il piano è quello di rimanere in Serie A per diversi anni. Sicuramente c’è l’ostacolo campo, ma è una squadra che tutte le domeniche gioca un bel calcio, pagando spesso ingenuità frutto della poca esperienza nella categoria. Dopo la sconfitta di ieri in Coppa Italia, per esempio, il presidente ha voluto dare una scossa, esponendosi con dichiarazioni che non sono nel suo stile. Ferrara è una città di provincia, la Spal è arrivata in A dopo 50 anni e le persone sono tutte a sostegno della squadra di Semplici: si crede molto in questa società, sempre presente e costante nei risultati. La famiglia di imprenditori che la gestisce è ferrarese, ci sono tutti i presupposti per fare bene. Ha un budget da provinciale, ma il sogno sarebbe quello di affiancarsi a Sassuolo e Chievo come esempio da seguire per chi arriva dalla serie cadetta, quest’anno è determinante per centrare l’obiettivo”.

LA ROMA – “Ricordo con molto affetto sia Di Francesco che Totti, una persona seria e simpatica, affidabile, in grado di fare gruppo, nonostante avesse 21 anni quando ero a Roma io. Di Francesco era molto presente già da giocatore nello spogliatoio, non mi sorprende sia diventato un allenatore di spessore. Mi aspettavo che facesse bene nella Capitale ma pensavo avesse bisogno di tempo, credevo che potesse pagare la pressione del primo anno proprio senza Totti, invece sta conducendo un’ottima stagione. De Rossi? Ci sono situazioni, fatte anche di parole e gesti, che in campo spesso ti fanno perdere la pazienza e a lui questo è successo. Non è da condannare nonostante non sia nuovo a questi gesti, non si avvilirà perché ha un carattere forte ma ha commesso una banalità di cui lui è il primo a rendersi conto: pagherà per questo, ma deve finire lì. Peccato più che altro per i due punti persi”.

IL PASSATO – “Da calciatore mi sono tolto le mie soddisfazioni, ho girato molto, ottenendo 6 promozioni nella mia carriera, ma senz’altro le radici le ho messe a Ferrara, dove sono cresciuto e ho iniziato nelle giovanili. Ricordo Roma come una piazza che vive molto il calcio, sia in positivo che in negativo, ma per sentirsi giocatore con la G maiuscola credo che uno debba viverla con tutti i suoi pro e contro. Ho giocato con campioni di enorme spessore e mi sono trovato molto bene con tutti: c’era il gruppo dei più giovani con Totti, Candela, Delvecchio e Tommasi, ma c’era un ottimo rapporto anche con i brasiliani. Li ricordo di uno spessore umano incredibile: l’umiltà di Aldair o Cafu, campioni del mondo, a volte neanche in Serie C l’ho ritrovata. Quell’anno lì siamo andati bene in campionato, peccato invece per i derby di stagione: è l’unico grande rammarico per la mia esperienza romana dove ho collezionato 6 presenze, anche tante per uno che arrivava dalla Serie B. Zeman? Chiedere un parere sul boemo a un difensore è sempre complicato (ride, ndr). Non era uno di molte parole, posso solo ringraziarlo per avermi voluto alla Roma: mi ha dato modo di giocare in una società così gloriosa”.

Tagliaboschi – Loghi

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