ESCLUSIVA – Ex difensore giallorosso dal 1994 al 2000 – con due precedenti esperienze nel 1988/90 e nella stagione 1992/93 -, Fabio Petruzzi è intervenuto, subito dopo Julio Sergio Bertagnoli, in diretta alla Web Radio di Romanews.eu. Tanti i temi toccati, dalle caratteristiche dell’ex compagno Eusebio Di Francesco, oggi mister della Roma, all’importanza dei ritiri estivi, fino all’addio al calcio giocato di Francesco Totti. Queste le sue parole:

DI FRANCESCO – “Eusebio è un ragazzo splendido, serio, tutto quello che ha fatto se l’è creato. Io l’avrei visto bene anche come dirigente per il modo di parlare e di comportarsi. Ha fatto la gavetta e ha dimostrato di essere un signor allenatore. I movimenti dell’attacco del Sassuolo erano talmente perfetti da far capire il lavoro settimanale alle spalle. Ogni giocatore conosceva la sua parte e faceva bene. Per questo è fondamentale il lavoro quotidiano. Di Francesco è uno che prova tanto in settimana, è un perfezionista proprio come Zeman. Da amico gli faccio un in bocca al lupo, sono sicuro che farà benissimo. Dovrà essere bravo, così come la dirigenza, a rimpiazzare la partenza di Salah, una perdita davvero importante. La Roma dello scorso anno è stata forte, Spalletti ce l’ha messa tutta e di più non poteva fare, magari è mancato qualcosa da parte della società nel mercato di gennaio. Il Napoli però è la squadra più bella d’Europa, vorrei le sue partite non finissero mai. Hanno grande organizzazione oltre 2-3 calciatori straordinari”.

I RITIRI – “Per me particolarmente sono stati sempre sofferenza. Si andava via lasciando la famiglia al mare, si lavorava sotto un caldo infermale. Ma erano momenti felici, si ripartiva, ci si ritrovava con gli amici e i compagni. Con mister Mazzone poi era un conto, con mister Zeman un altro. Io ho iniziato negli anni ’90 i ritiri veri, le metodologie cambiavano da mister a mister. Mazzone puntava sulla corsa lunga, con Zeman era un lavoro più duro ma te lo ritrovavi. Io ero curioso,  Gigi Di Biagio era figlio di Zeman e me ne parlava sempre con grande intensità. Io il primo anno con lui il ritiro l’ho fatto da fuori rosa a Trigoria, ma il lavoro era molto tosto, duro, sul breve ma un lavoro che ti asciugava. Il secondo anno ho fatto finalmente la preparazione con lui, era meglio non vederla, ti prendeva lo sconforto totale in seduta. Ho visto giocatori perdere 10 kg nel giro di venti giorni, poi in campo però andavi senza problemi. Ricordo un Roma – Fiorentina ribaltata negli ultimi minuti nonostante fossimo rimasti in 9. Potevi giocare fino al 120′ “.

SU TOTTI – “Francesco manca a tutti, ho passato anni indimenticabili con lui. Quando ho visto la partita d’addio, durante la sua lettera, ho iniziato a piangere con i miei figli. L’ho visto crescere da bambino, aveva 16 anni quando ci siamo conosciuti. Ho conosciuto la sua splendida famiglia, avevamo un ottimo rapporto. Lo accompagnavo al campo di allenamento perché vivevamo vicino. Non ho mai visto nulla come il suo addio, una giornata toccante. Lui è stato differente da tutti, non ne vedremo più come lui. Al di là del valore del calciatore, Francesco Totti resta il giocatore italiano più forte di sempre. Poteva fare qualsiasi cosa avesse voluto, è rimasto qui perché vero tifoso della Roma. Lo ha sempre dimostrato con i fatti”.

PRESENTE – “Ora sto allenando, sto facendo esperienza, partendo dalla gavetta. Come mestiere è difficile, devi stare sempre connesso e concentrato. Devi entrare nella testa di tutti i calciatori, soprattutto in quelli che giocano meno che poi alla fine sono coloro che fanno la differenza. Dopo l’addio ho staccato mentalmente e fisicamente dal calcio giocato, anche perché fisicamente è diventato difficile – ride, ndr –. Mi è bastato veder calciare gli altri, i grandi campioni con cui ho avuto la fortuna di giocare: Baggio, Guardiola, Totti su tutti. Non amo il calcio di oggi. La storia di Donnarumma è emblematica, non mi è piaciuta, è stata una vicenda strana nel nome del denaro. Sicuramente è stato consigliato male, ma ha creato imbarazzo a una società importante e storica come il Milan. Io sono stato tifoso della Roma fin da bambino, la Curva e lo stadio mi davano emozioni incredibili, nel momento del rinnovo di contratto non ho mai avuto dubbi, non c’è mai stata trattativa. Stringevo la mano al presidente Sensi e per me finiva là. Oggi questo non è più possibile”.

Loghi – Martini

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