ESCLUSIVA. Julio Sergio: “Roma e Alisson? Un matrimonio felice. Mezzo mondo piangeva per l’addio di Totti”

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ESCLUSIVA – Uno Julio Sergio Bertagnoli a 360 gradi quello intervenuto ai microfoni della Web Radio di Romanews.eu. L’ex calciatore brasiliano si è raccontato agli ascoltatori nel – per lui – cuore della notte direttamente dalla sua casa in Brasile. “Roma mi è rimasta nel cuore” dice Bertagnoli, in giallorosso dal 2006 al 2013 con in mezzo un anno di prestito al Lecce. Queste le sue parole:

PRESENTE E PASSATO – “Ora sono nella mia città, sto bene e studio per diventare allenatore, ho già preso qualche squadra nelle serie minori del Brasile. Ci ho pensato dopo il secondo infortunio al ginocchio, ho iniziato a vedere il calcio in una nuova forma. Quando si gioca si ha anche a disposizione del tempo da passare con la famiglia, un allenatore lavora di più durante la giornata, fa molte cose diverse e guarda le partite da un angolo più aperto, si fa attenzione ai movimenti, Spalletti era così. Quando ti svegli pensi calcio. Sono stato fortunato, parlavo tanto i campo e facevo aggiustamenti con i compagni, questo mi ha aiutato. Ho lavorato con tanti bravi allenatori a Roma. Ogni tanto un messaggio con Totti, Taddei, Simplicio e Castan me lo scambio. Ho avuto un bel rapporto con tutti, ci sono stato quasi 8 anni a Roma. Mi manca tanto la città, mi manca la società che è stata una famiglia per me. Cassetti nello spogliatoio mi dava del ‘tedesco’ perché non sento il samba nelle vene e non amo il churrasco, l’Italia mi manca tanto, bevo ancora 10 caffè al giorno”.

RITIRO – “Nel ritiro estivo succede un po’ di tutto, ci sono volti nuovi, sai che soffrirai un pochino per il lavoro fisico, ma sono quei giorni che ti daranno supporto per fare una stagione importante. Nascono i rapporti, quando si fa un ritiro positivo e ci sono i giocatori che sudano si ha la garanzia di una stagione positiva. Si sta 24 ore insieme, ci si diverte anche, ci sta sempre qualcuno che è più allegro e simpatico. Quando non capivo nulla di italiano, all’inizio della mia esperienza, mi aiutava Adriano. Sono stati bei tempi, ci si metteva insieme nelle stanze a chiacchierare, i brasiliani la sera si fermavano sempre di più al tavolo a scherzare. In un anno eravamo 8, tanti, ci parlavamo in portoghese e a volte eravamo pure un po’ pesanti”.

SU ALISSON – “Alisson è un calciatore importante, titolare della Nazionale brasiliana, ha un grande fisico ed è un ragazzo molto intelligente, ha bisogno di continuità. Se la Roma gli darà fiducia lui la ripagherà sicuramente e farà benissimo. Nell’ultimo anno ha imparato tanto dal calcio italiano, è un matrimonio che potrà essere buono per entrambe le parti. Lui vorrà essere al Mondiale, quindi ha bisogno di continuità. La piazza lo vedrà con occhio diverso, mi auguro lui possa fare bene e ha tutto per riuscire, giocare a Roma è difficile perché la gente guarda tutto e tu devi essere pronto. Roma ti porta dalle stelle alle stalle in un attimo”.

SU TOTTI – “Parlare dei calciatori come Totti è facile, ci sono le immagini, la cosa più bella di Francesco è l’essere umano che è, un ragazzo semplice che scherza con tutti e ha il piacere di stare insieme. La sua umiltà è la cosa che mi è rimasta più impressa. Un ragazzo di famiglia che ama la sua gente, la gente di Roma. Il giorno del suo addio avevo la tv accesa oltre al live Facebook sulla Web Radio di Romanews, è stato un giorno speciale, anche qui in Brasile quando si parla di Totti la gente piange. Quando ha letto la sua lettera è stato un momento magico, noi calciatori abbiamo un rapporto dentro lo spogliatoio ma è difficile mantenerlo fuori. Io avevo un rapporto stretto con Pizarro ma poi una volta andato via non ci siamo più sentiti, quindi anche questo rende i momenti come quello difficile. Metà della popolazione mondiale aveva il cuore che piangeva il giorno dell’addio di Totti, per la Roma è stato un momento speciale”.

RICORDI – “L’Inter era una squadra forte, aveva qualcosa di diverso, una marcia in più in quegli anni. Milito è stato un calciatore straordinario. Noi si giocava mille all’ora sempre, ricordo con affetto la vittoria con il gol di Toni. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo ma non siamo riusciti a mantenere il passo. Avevano cambi importanti e una squadra fortissima. Avevamo lo scudetto in mano ma purtroppo non ci siamo riusciti. Giocai anche la finale di Coppa Italia persa, era davvero difficile quella stagione nonostante una nostra rincorsa impressionante. Il giorno di Brescia Roma, mentre perdevamo, feci un’uscita bassa sbagliata e nel contrasto ho subito una microfrattura al piede con interessamenti dei legamenti della caviglia, avevamo terminati i cambi, decisi di terminare la gara con una fasciatura ma sentivo tantissimo dolore, per questo le lacrime. Ma non volevo uscire, non potevo lasciare la squadra in 10 mentre cercavamo di recuperare. Ci misi circa 50 giorni a recuperare. Purtroppo mi infortunavo troppo, non riuscivo a giocare con continuità e questo mi ha penalizzato a Roma. Non sono mai stato un grandissimo calciatore, su di me la fiducia non è mai stata al 100%, la frase di Spalletti – il miglior terzo portiere del mondo, ndr – fu per me un complimento anche se non mi ha mai visto come un’opzione reale di gioco. Oggi coi social network riesco a parlare però con tante persone a Roma e vedo che la gente ha apprezzato il mio impegno e la mia voglia di fare bene. Sono riuscito a fare cose importanti nonostante il poco impiego. Io ho dato il meglio di me. Ricordo il rigore parato a Floccari, io in quel momento parlavo con me stesso, lo guardavo e dicevo ‘è il mio momento, non posso perdere questa opportunità, devo pararlo’. Davvero è stato un bel momento per noi, eravamo al top della forma e della motivazione. Nei derby sono sempre stato fortunato. Sono sempre stato più forte di testa che di corpo, il trucco è lì, nelle partite come i derby davo il meglio di me. Vivevo partite del genere con tranquillità e la pressione non mi faceva compiere errori”.

Loghi – Martini

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