L’ANALISI TATTICA – Una ottima Roma sbatte sui pali (3), sulla mancata applicazione del Var in occasione del contrasto Perotti-Skriniar e sulla incapacità di occupare l’area nei numerosissimi momenti di forcing della gara. Una partita episodica dove l’Inter di Spalletti capitalizza al massimo le poche occasioni di una gara dove nel momento in cui sembrava soccombere definitivamente trova un pari inaspettato che ha un impatto psicologico opposto sulle 2 squadre.
MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Di Francesco conferma l’11 di Bergamo, intervenendo sul rebus difensivo con Jesus a destra e Fazio al centro della linea difensiva. Gli sviluppi di gioco giallorossi sono una ascesa importante dentro alla gara, con una identità che comincia a delinearsi, laddove i movimenti delle mezzali in ampiezza e in appoggio alla fase di possesso sono evidenti, così come gli interscambi con la punta esterna e la spinta di Kolarov sulla corsia sinistra. Spalletti opta per un 4-2-3-1 dove Borja Valero agisce dietro alle linee, con Icardi riferimento centrale e con due aspetti facilmente codificabili, che si identificano nella ricerca del cross dalle corsie esterne e nei movimenti senza palla ad entrare dei centrocampisti. Ma se quest’ultimo aspetto andrà via via scemando dentro alla gara, sarà invece una costante dell’Inter confermarsi come lo scorso anno la squadra che crossa di più dagli esterni.
INIZIO INTERLOCUTORIO PER LA ROMA, L’INTER PRENDE CAMPO – L’inizio gara vede i nerazzurri avere un impatto migliore, con una pressione alta e un lavoro evidente nelle combinazioni a 3 sugli esterni che portano ad almeno una decina di cross nei primi 12 minuti, che non sortiscono però situazioni pericolose (nell’unica Icardi è in fuorigioco), con la Roma che fatica a trovare i tempi di uscita e le transizioni, scollegata tra i reparti. L’Inter riesce a restare corta e compatta, mentre la Roma non trova le linee di passaggio per uscire sugli esterni o per superare le prime linee di pressing, mentre Dzeko fatica a dare riferimento avanzato.
KOLAROV SCUOTE IL PALO E LA SQUADRA, LA GARA CAMBIA SCENARI – Con una percussione di Perotti, che finalmente riesce ad uscire sull’esterno facendo salire la squadra dalla propria metacampo, i giallorossi guadagnano un calcio d angolo, sui cui sviluppi successivi la sfortunata prodezza balistica di Kolarov fa virare completamente l’inerzia della gara, con la Roma che diventa padrona del campo per un’ora di gioco. Diventa decisivo l’apporto di Nainggolan e Strootman, che cominciano ad accompagnare bene l’azione, lavorando molto bene in ampiezza e nella gestione della palla, con Defrel e Perotti che appoggiano adeguatamente l’azione all’interno della catena. I 30 minuti finali della prima frazione di gioco sono un monologo giallorosso, con la Roma che prende in mano il centrocampo, cancellando ogni azione di pressing dei due reparti avversari, con fraseggi brevi e con le corsie esterne che funzionano con continuità. Perotti gioca l’1 contro 1 costante, con Strootman (oggi al ritorno prevalente sul centrosinistra) che gli apre spazi importanti e Kolarov che sale in sovrapposizione continua. Sull’altro lato Defrel e Nainggolan (che sceglie anche i cambi di gioco) trovano sempre la possibilità di agire portando fuori Vecino e Gagliardini che devono scivolare spesso sull’esterno quando Perisic e Candreva non trovano i tempi di rientro. L’Inter non trova il palleggio in uscita e l intervallo arriva in tempo per spezzare il ritmo dei giallorossi e permettere a Spalletti di riordinare le idee.
SPALLETTI CAMBIA NELL INTERVALLO, MA LA ROMA RIMANE PADRONA DEL CAMPO – Spalletti la legge con Joao Mario che va dietro a Icardi, mentre Borja si abbassa in mediana per cercare di fare palleggiare meglio la squadra e il sacrificato è Gagliardini. Il cambio non sortisce però gli effetti sperati, perché la Roma è ancora più dentro al campo e la facilità con cui guadagna la linea di fondo a sinistra con Perotti fa sorgere il primo rammarico della serata. Perché l’occupazione dell’area da parte di Dzeko e compagni non è adeguata, consentendo alla linea difensiva nerazzurra di essere sempre sulle linee di passaggio o di correre meno pericoli di quanto tale criticità potesse portare. El Shaarawiy rileva Defrel e con la sua freschezza completa il lavoro che in entrambe le fasi aveva egregiamente svolto il compagno. L’Inter continua a subire e quando sembra che da un momento all’altro possa arrivare il gol del doppio vantaggio rassicurante, i giallorossi si trovano ancora una volta a fare i conti con il fattore-palo, che già lo scorso anno aveva caratterizzato le vicissitudini di De Rossi e compagni. Sicché, su una cattiva gestione dalle retrovie dei giallorossi, Icardi impatta la gara e il gol, assolutamente inaspettato, consegna alla Roma il contraccolpo decisivo. L’Inter prende fiducia, difende con meno affanno e riparte, mentre la Roma continua a occupare disordinatamente l’area di rigore sulle percussioni di Perotti, consentendo più di un azione di alleggerimento a Perisic e compagni. Ed è proprio il croato, fino a quel momento sempre contenuto della catena difensiva Jesus/Defrel, a trovare i 2 spunti decisivi della gara con Icardi che si dimostra implacabile nell’occupazione dell’area di rigore. I giallorossi concludono con il 4-2-3-1, con Under che rileva De Rossi, portando vivacità nella posizione alle spalle di Dzeko, ma senza trovare spazi decisivi. Finisce con Spalletti che consuma la vendetta personale nella maniera per lui più piacevole, con i giallorossi che escono però dal campo con nuove certezze e convinzioni, ma con la sensazione che ancora una volta la buona sorte abbia scelto il modo più cinico per negarsi ai volenterosi e meritevoli uomini di Di Francesco.

Maurizio Rafaiani

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8 Commenti

  1. il problema non è la partita con l’inter (penso a chelsea ed atletico che regolarmente giocheremo in difesa tipo rugby perdendo alla grande, però evitandoci la goleada di partire in attacco ed andarli ad aggredire alti) il problema saranno le pizze che prenderemo con la sampdoria domenica prossima

  2. Sarà. Ma io non condivido per niente il linguaggio di questa analisi tattitica. Sembra la strategia di un esercito durante la battaglia, al cui confronto il trattato di strategia militare di Clausewitz fa la figura di un libricino. Se si ascontano le telecronache televisive, ormai tutti parlano nella stessa identica maniera: primo palo, ripartenza, occupazione degli spazi, la catena di sinistra, movimenti in ampiezza, movimenti in appoggio, i tempi di uscita e le traslazioni, le linee di passaggio, eccetera. Avete mai ascoltato Daniele Adani su Sky? Ebbene, Adani parla esattamente così.

  3. Di Fra ha negato di essere un integralista; voi asserite di aver notato lampi del suo gioco. Io constato che il trainer insiste sul suo sistema preferito benché gli manchino gli esterni alti e bassi indispensabili per il suo gioco e per non gravare troppo sui tre di centrocampo e sui difensori ancora spaesati. Il nuovo costoso acquisto non è un esterno e ho l’impressione che si debba modificare qualcosa nel sistema per sfruttarne le indubbie qualità. Sempre che si scelga la via non integralista e si valuti scrupolosamente il proprio carniere, evitando vittimismi autolesionisti.

  4. Sicuramente molto, molto meglio che con l’Atalanta, tuttavia io questi lampi alla Di Francesco non li ho visti. La squadra (probabilmente a ragione) è molto prudente e fatica a produrre gioco il centrocampo soffre il pressing e ha poca inventiva, Defrel fa l’aiuto terzino. La difesa bene fino al 67^ poi il disastro temuto tra Juan, Fazio, Manolas soprattutto ma anche Kolarov…Sconfitta un po’ sfortunata, ma se lasci Icardi libero di fare il comodo duo nel mezzo dell’area e ti fai anticipare da Vecino (!)…

  5. Di Francesco è un altro Zeman , col 4-3-3 da qui ha poche giornate sarà probabilmente sul mercato….
    sei mai dovesse rimanere , per qualche miracolo , si ritroverà con una squadra , scarica , piena di infortunati ,e
    ” senza fiato ” prima di natale , costretto a ricorrere al ” Catenaccio ” per non subire troppe goleade.
    Lotterà per centrare la classica ” Zona UEFA ” forse…se gli riesce…
    E alla fine , se mai dovesse arrivarci , come sempre….
    non gli resterà che tentare di..vincere almeno un Derby.

  6. le giacchette nerazzurre colpiscono ancora!!! complimenti per il furto mister!!!! vi dovreste solo vergognare per il furto e per la fortuna avuta!!! se il pelato è un grande allenatore allora DiFra è un genio a paragone!!! forza Roma e forza Di Francesco!!!

  7. Non capisco perche’ non diciamo le cose come stanno. Al 70simo si poteva e si doveva portare a casa l’ 1-0 o alla peggio lo 1-1. La sconfitta e’ stata causata soprattutto dalla lettura sbagliata della situazione da parte dell’allenatore. Quando era palese che la Roma cominciava a dare chiari segni di stanchezza e confusione (soprattutto Dzeko), non si capisce perche’ Di Francesco, invece di inserire un centrocapista per aiutare la squadra a difendere l’1 a 0, abbia optato di sostituire Defrel che stava difendendo bene per aggiungere un attacante puro come Elsarawi. Non e’ affatto vero che Elsarawi ha fatto lo stesso lavoro di Defrel. Riguardatevi la partita. Elsarawi semplicemente non ha quelle caratteristiche. Con la prima sostizuzione De Francesco non ha fatto altro che regalare all’Inter una fascia sovraccaricando il povero Juan Jesus che cominciava ad essere stanco. E infatti dopo pochi minuti c’e’ stato l’errore di JJ prima e di tutta la difesa poi e il pareggio e i ringraziamenti di Icardi. Anche le altre sostituzioni non hanno fatto altro che continuare ad allegerire la squadra e cosi l’Inter ha potuto dilagare. Non si puo’ regalare attacanti a dei contropiedisti. Ma poi non e’ possibile considerare di ottenere la stessa efficacia da Defrel e AlSarawi , da DeRossi e Gengis, da Dzeko e Tumminiello, soprattutto considerando che il resto della squadra aveva speso tantissimo. Dopo 70 minuti di domino e vista la rosa a disposizione, Di Francesco doveva mettere il pulman davanti alla porta. Cambiare gioco e ruoli e aspettare il contropiede. E invece e’ stato pollo o presuntuoso.
    Quello che poi da piu’ fastidio di Di Francesco e’ che nelle interviste dopo partita invece di prendersi una minima responsabilita e dire che forse avaveva sbagliato i cambi, egli ha dato la colpa alla sorte e ai suoi che si erano disuniti dopo il 70esimo. Ma si sono disuniti non appena DiFra ha lasciato solo Juan Jesus contro Perisic e Delabert. Perche’, ripeto, ElSarawi non e’ Defrel.
    Finisco con dire che mi dispiace ma le due partite di campionato, hanno dimostrato che i timori di molti che sostengono che Di Francesco faccia giocare i giocatori a disposizione non in base alle loro caratteristiche ma al suo modello di gioco sono fondati. Lui chiaramente con l’Inter ha preteso che cambiando gli interpreti il gioco non cambiasse. Ma per fare cio’ deve prendere i giocatori adatti a quel gioco. La Roma, e nessuna squadra al mondo, hanno 14 giocatori adatti al gioco di DiFrancesco. Ne’ una squadra che si dice grande e si pone l’obbiettivo di vincere qualcosa a breve termine puo’ permettersi un allenatore con questa filosofia. Per di piu’ una grande squadra non puo’ aspettare di vincere. Soprattutto considerando che negli ultimi anni ha gia’ raggiunto un livello di calciatori, gioco e personalita’ di primissimo valore e che per l’ulteriore salto di qualita’ c’e’ solo bisogno di fare qualche acquisto e lavorare sul mantenimento della convinzione e concentrazione. Dispiace soprattutto vedere cosi sacrificati grandissimi campioni come Naingolan, De Rossi, Manolas, Dzeko, e Strootman che con l’Inter hanno dato veramente tutto. Contenta la dirigenza, contenti tutti!
    Solo e Sempre Forza Roma, nella vittoria e nella sconfitta

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