Analisi Tattica. Roma, gara facile: bene le catene esterne

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ANALISI TATTICA – Ritornano i 3 punti, ritorna Florenzi, ritrova il campionato l’ultimo acquisto Schick, esordio di Ünder e gara in discesa, con la Roma che ritrova la vittoria e si rimette diligentemente in rincorsa delle prime in classifica. In una gara tra le più povere di contenuti tattici degli ultimi anni le 2 squadre si trovano, al momento dell’ingresso in campo, alla ricerca disperata della propria identità.
MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Di Francesco sceglie 5 innesti rispetto alla gara di martedì, con Ünder ed El Sharaawy sugli esterni, con Pellegrini che muove in mediana in continuo interscambio di posizione con Nainggolan e con Fazio che rileva Jesus al centro della difesa. Ma è il rientro più atteso della serata ad entusiasmare lo stadio, con Florenzi che riprende possesso della corsia di destra in una catena con Pellegrini e Ünder che funziona sin dai primi minuti con efficacia. Pecchia si affida a un 4-5-1 serrato al centro, con Kean che funge da riferimento avanzato, con Romulo a destra su Kolarov e Valoti a sinistra. Pellegrini centro destra va molto bene senza palla, mentre Nainggolan si muove a ridosso di Dzeko, sempre partendo dalla posizione di mezzala. Il Verona lascia giocare De Rossi e si preoccupa di compattarsi sotto palla, mentre la Roma la muove bene tra le linee, con le catene estremamente ispirate.
GARA FACILE NELLA LETTURA – La costante spinta dei terzini consente di sfruttare bene il campo in ampiezza, con Pellegrini che si infila sempre nel corridoio centrale tra Florenzi e la mezzala scaligera. Inizialmente gli spazi sono evidenti, nonostante Ünder non riesca a leggere subito la gara andando raramente a giocare più vicino a Dzeko, liberando successivamente ancora di più il corridoio. Tre palle gol in 10 minuti, interscambio continuo tra Pellegrini e Nainggolan, e quando anche El Sharaawy e il giovane turco cominciano a venire dentro al campo a fraseggiare con Dzeko la gara si incanala sempre di più verso tinte giallorosse. La Roma sta bene in campo, il Verona pensa a difendersi e ripartire con l appoggio su Kean provando ad accompagnare. Dopo il doppio vantaggio il Verona non ha più nulla da perdere e si butta molto in avanti, con la Roma che sfrutta male alcune ripartenze in contropiede.
RIPRESA CONSERVATIVA – La ripresa, a tratti soporifera, serve per vedere come i 2 allenatori gestiranno la rosa. Pecchia inserisce Verde, mantenendo il modulo che ricerca densità e posizionamento in mezzo al campo, ma è il sottoritmo dei giallorossi a rendere la ripresa una recita poco rilevante, dove la Roma dispone comunque del Verona senza eccessivi patemi. Gerson subentra e va mezzala a sinistra, salvo cercare col passare dei minuti il lavoro di interscambio con Pellegrini, mentre Schick fa la punta esterna a destra, venendo sempre a tagliare dentro al campo. Con Moreno, che subentra a Manolas, e Fazio dietro la Roma perde in velocità, ma l’ingresso di Pazzini regala difficoltà solo nelle situazioni di palla in area, perché la velocità dell’attaccante non è più importante come quella degli anni d’oro, e quando Souprayen lascia la squadra in 10 (Romulo scala terzino a sinistra) la gara consegna alle cronache il suo tabellino.
LA POSIZIONE DI SCHICK – In una gara del genere diventava opportuno testare l’acquisizione in rosa di Schick, che nei 20 minuti di impiego finale dimostra idee, di puntare sempre la porta dopo la ricezione e di occupare la posizione di punta di centro destra. Ma la sua predisposizione ad entrare sistematicamente dentro al campo per ricevere palla e la sua ritrosia in alcuni ripiegamenti lo pongono di fronte all’interrogativo sulla posizione e sui moduli che la squadra dovrà necessariamente variare.
Maurizio Rafaiani

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1 commento

  1. La catena di destra merita attenzione. Soprattutto la squadra prende ritmo, ampiezza ed anche maggiore imprevedibilità. I tre grandi in mezzo al campo sono gladiatori, ma ci serve anche qualche leggerezza e inventiva (Pellegrini). El Sharawi è meno fantastico di Perotti, ma punge meglio e velocizza la manovra offensiva. Fazio sarà (è) pure lento, ma da sicurezza e compattezza alla retroguardia. Infine fa bene DiFra a sollecitare DDR al movimento in verticale, magari alternandosi. La Roma precedente risultava più lenta e prevedibile: d’altro canto sono movimento e verticalizzazioni imbucate che rendono una squadra pericolosa d efficace.

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