ROMA-GENOA, L’ANALISI TATTICA – Nel giorno del commiato dal suo più grande giocatore dei suoi 90 anni di storia, la Roma centra la qualificazione diretta in Champions, relegando il celebratissimo Napoli di questi ultimi tempi al preliminare. Per i giallorossi anche il record di punti e il capocannoniere del campionato, così come altri record minori, ma il dato più importante del quale tenere conto in ottica futura, sarà il dato numerico più significativo, e cioè il divario di soli 4 punti dalla Juventus campione, dal quale si dovrà necessariamente ripartire con adeguate valutazioni.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Spalletti sceglie per l’ultima Roma della sua carriera da allenatore, gli 11 che nel corso dell’anno hanno dimostrato le migliori garanzie, specie nella linea difensiva (Rudiger, Manolas, Fazio, Emerson), così De Rossi e Strootman agiscono in mediana davanti alla linea difensiva e dietro a Nainggolan, con l’ispirato degli ultimi tempi El Shaarawy e Salah (da qualche giorno in pieno Ramadan, che ne condizionerà il suo impiego odierno) sull’esterno, a sollecitare Dzeko con le loro assistenze in un 4-2-3-1 facilmente leggibile. Il palleggio reiterato viene alternato all’improvvisa ricerca della profondità, agevolato dall’atteggiamento di Juric che mantiene una altissima e sfrontata linea difensiva sin dai primi minuti, baricentro alto in un 3-5-1-1 dove Palladino agisce dietro al baby Pellegri,con Hiljemark che si unisce spesso ai 2 avanzati nella parte di centro destra; in mezzo Veloso detta i tempi, mentre Cofie si occupa di limitare Nainggolan.
LA ROMA FA LA PARTITA MA IL GENOA HA LA TESTA SGOMBRA – È molto caldo, i ritmi non sono elevati, ma i giallorossi dispongono da subito dell’avversario, con una manovra fluida che porta spesso un giocatore in condizione di battere a rete, nonostante dopo pochi minuti Pellegri sfrutti una lettura errata di Manolas per creare il primo indizio sul tema che svilupperà la giornata. Il greco abbandona troppo in anticipo il taglio del Golden Boy genoano assorbendone il movimento solo per pochi metri, salvo mollare la presa quando la palla è già partita. Un errore grave che condizionerà pesantemente la gara dei giallorossi, ma soprattutto l’ emotività stessa degli uomini di Spalletti, nel corso del secondo tempo. E’ un problema di testa,e nonostante Dzeko impatti subito la gara, è l’atteggiamento generale dei giallorossi a generare più di una perplessità. Perché in sé, la gara, contiene pochi contenuti tattici, con i giallorossi che fanno la partita, e il Genoa che sgombro mentalmente gioca 90 minuti sbarazzini, rimanendo sempre dentro al match, con Pellegri che sollecita spesso i centrali difensivi. La linea difensiva alta dei genoani consente più di una ripartenza sugli attaccanti esterni da parte della Roma, che serra presto i tempi creando più di un presupposto per riprendere e incanalare la gara a proprio piacimento. Le difficoltà della Roma nascono,però,quando il Genoa prende campo,con De Rossi e Strootman che non sempre riescono a chiudere davanti alla linea difensiva, con Nainggolan che non sempre riesce a ripiegare,lasciando la linea difensiva a gestire i movimenti ad entrare dei centrocampisti rossoblu, non senza patire evidentemente; Mario Rui rileva lo sfortunato Emerson, e certe difficoltà a livello difensivo vedono il portoghese pagare dazio, che in fase offensiva denota una iniziale lettura poco brillante,così come un evidente imbarazzo nei cambi di gioco o cross al secondo palo dove manca di centimetri.
RIPRESA IN BLOCCO MENTALE PER I GIALLOROSSI – Al fischio d’inizio della ripresa, il risultato ancora in bilico, unito all’imminente ingresso concordato di Totti, genera nei giocatori giallorossi un blocco emotivo che rifugge da ogni ragionamento in termini di scelte in campo, e di fluidità della manovra, dove comincia una ricerca poco opportuna della gloria personale,e il dramma sportivo sembra  cominciare a delinearsi. Nonostante ciò il 4-3-1-2 che disegna il modulo, con Totti alle spalle di Dzeko ed El Shaarawy, con Nainggolan che scivola a centrocampo sul centro destra, occupa il campo in maniera omogenea, con la spinta dei terzini (Rudiger e Rui) e i movimenti ad entrare dei centrocampisti. Cofie guarda Totti, e ben presto i temi della gara sono il Genoa che difende e riparte tentando il colpo del ko, e la Roma che prova a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Gli spazi sono limitati e il Genoa quando riparte ha degli spazi enormi dove distendersi; per la Roma diventano importanti tutte le seconde palle, le mischie, i calci piazzati, ma quando De Rossi accompagna splendidamente un azione personale di Dzeko, siglando il gol del sorpasso, nessuno si aspetta il ritorno del Genoa. Sicché Sczcesny legge male un cross di Laxalt e il Genoa ritorna in gara a 10 minuti dalla fine,serrando ancora di più gli spazi che il neo entrato Perotti stava provando a scardinare ; nel disperato assalto finale Spalletti muove le torri, con Fazio a cercare sponde aeree vicino a Dzeko, ed è proprio su una giocata di sponda che Perotti trova modo di segnare il suo primo gol su azione della sua stagione regalando un tesoretto vitale alle casse giallorosse.
Maurizio Rafaiani
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