ANALISI TATTICA – Battuta d’arresto, forse decisiva per la volata scudetto, per la Roma di mister Spalletti al termine di una gara assolutamente episodica, dove la componente casuale finisce per incidere pesantemente sul risultato finale. Fin dalla gara precedente con il Cagliari, avevamo posto il focus sull’importanza di affrontare le squadre che occupano una classifica senza più obiettivi da indirizzare da subito, in maniera perentoria, l’inerzia della gara stessa, respingendo il ritorno dell’avversario; ma per ben due volte, nei 90 minuti odierni, i giallorossi non sono riusciti ad evitare che la velocità dell attacco doriano trovasse i tempi di gioco adeguati per rimanere in gara.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Spalletti e Giampaolo se la giocano come pochi giorni fa nel match di Coppa Italia, con il 3-4-2-1 dei giallorossi opposto al 4-3-1-2 dei blucerchiati; l’inizio della Roma è autoritario, con un baricentro e una pressione alta, corta e ben scaglionata sul campo. Soprattutto in ampiezza con i terzini, dove la manovra avvolgente porta alla conclusione Emerson, con il tap-in di Bruno Peres, classica sublimazione della difesa a 3 con due esterni, dove uno avvia l’offensiva e l’altro la conclude; i primi 20 minuti di gara vedono una Roma ben dislocata sul campo e superiore anche nel soffocare le fonti di gioco avversarie (Nainggolan si occupa del primo palleggio di Torreira), con la palla che trova spesso cucitura, e assistenza a centro area per Dzeko, che di testa non approfitta di una deliziosa assistenza dall esterno, appunto al minuto 20; la Sampdoria fatica, anche perché in fase difensiva scivola moltissimo in zona palla, cercando densità, ma senza mettere eccessiva pressione e sui cambi di gioco diventa vulnerabile.
LE SCELTE INIZIALI INCIDONO SULLA GARA – Ma sull’errore di Dzeko si scuotono i doriani e la gara ha la prima inversione di tendenza, perché per i giallorossi rispetto all’undici vittorioso dell’Olimpico, c’è la novità di Vermaelen (in luogo dei veloci Manolas e Juan Jesus) nella linea dei 3 centrali a disegnare sul campo sviluppi di gioco e situazioni difensive problematiche per la Roma; infatti la velocità di Muriel e Quagliarella, coadiuvata dagli inserimenti di Fernandes e Praet, comincia a mettere in difficoltà il belga, con Fazio che non sempre riesce a scivolare alle sue spalle; i movimenti ad uscire, aggirando i 3 centrali e giocando nello spazio alle spalle di Emerson e Bruno Peres, creano difficoltà negli adeguamenti difensivi, con De Rossi e Strootman che non arrivano a leggere e assorbire i movimenti di chi viene a giocare dietro alle punte, con
Praett che si muove nello spazio alle spalle di Strootman (dove Peres non fa in tempo a prenderlo), e Fernandes che si muove a rimorchio tra le linee; ora gli uomini di Giampaolo sono sempre corti e alti, è l’unico momento della gara in cui la Sampdoria mette alle corde la Roma, che non riesce più a ripartire in maniera pulita,e con Dzeko che non sempre viene accompagnato dalla squadra, ed è subito chiaro come i giallorossi non siano in grado di reggere l’onda d’ urto avversaria, tanto che la sensazione del capitolare e’ ben presto evidente e si materializza con Muriel, che brucia Vermaelen, per l ennesima volta in pochi minuti assistendo a centroarea Praett che sorprende sul tempo Strootman.  Il primo tempo termina con i giallorossi in affanno: ogni qualvolta provano ad alzare il baricentro, rischiano in campo aperto sulla velocità e le folate degli avanti doriani.
RIPRESA DI PREDOMINIO TERRITORIALE MA EPISODI DECISIVI – Il rientro in campo per la ripresa delinea un quadro nuovo della gara,con i giallorossi che scelgono di rischiare,per vincere, con una linea che continua ad accettare di concedere la profondità, ma con Dzeko che comincia ad allungare la linea difensiva doriana ora accompagnato dalla squadra,con gli esterni in ampiezza,con i trequartisti tra le linee e i mediani ad accorciare e sempre pronti nella transizione ultra offensiva; baricentro alto, la supremazia territoriale dei giallorossi diventa col passare dei minuti sempre più netta, con le percentuali di possesso palla in sorpasso rispetto ai doriani,con una pericolosità che culmina con il raddoppio di Dzeko; per i primi 20 minuti la Roma è padrona del campo e anche se sembra mancare, in maniera evidente, un uomo da ultimo passaggio, sembra potere disporre dell’avversario perché Dzeko è sempre “curioso di vedere cosa c”e’ alle spalle della linea difensiva”; ma in pochi minuti l’imponderabile del calcio irrompe sul palcoscenico della gara, sotto forma di due gol, dove la componente di casualita’ gioca un ruolo decisivo,con Schick che sfrutta un incredibile serie di rimpalli di testa al limite dell area, con un pregevole controllo orientato col quale brucia sul tempo De Rossi e un Vermaelen disattento e fuori posizione, mentre sul secondo, la punizione, Muriel trova la deviazione infelice di Nainggolan. 
IL DISPERATO TENTATIVO FINALE – Davanti a tali situazioni che ben poco hanno a che fare con la razionalità, Spalletti prova a ridisegnare la squadra, inserendo Totti (che va a giocare alle spalle di Dzeko) che innesca subito i suoi traccianti sulla profondità, ed El Shaarawy (che va a giocare a destra) passando al 4-2-3-1 con Emerson e Rudiger terzini che spingono molto, e successivamente Paredes per gli ultimi giro palla della gara. Ma l’unica emozione rimane l’episodio da moviola che sul proprio sul gong nega ai giallorossi un rigore evidente, con recriminazioni e polemiche annesse.

Maurizio Rafaiani

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