ANALISI TATTICA – Con una sconfitta di misura, davanti al proprio pubblico, la Roma raggiunge gli Ottavi di Europa League, già ampiamente indirizzata con la partita di andata, e l’imperativo del dopo gara diventa archiviare immediatamente la serata per proiettarsi allo spareggio di domenica a Milano. Sarebbe infatti controproducente indugiare troppo sulle indicazioni di un match che, al fischio finale, non ha decretato un esito negativo sui 180 minuti del doppio confronto.

MODULI E SVILUPPIEscriba e Spalletti se la giocano con gli stessi moduli della gara di andata, ma con interpreti diversi per entrambe le compagini. Il 3-4-2-1 dei giallorossi vede un terzetto difensivo inedito, con Vermaelen che guida le operazioni di palleggio e Manolas con Juan Jesus a provare ad entrare dentro al campo. Per rimanere in tema di terzetti inediti, anche sul fronte avanzato sono nuovi gli attaccanti (quelli con meno minutaggio finora avuto), con Totti che giostra da punta centrale, El Shaarawy a destra e Perotti a sinistra che obbligano la squadra ad un palleggio a terra a oltranza. Gli spagnoli nello scolastico 4-4-2, molto dinamico negli interscambi, con la consueta e costante ricerca delle combinazioni verso l’interno, ma con la novità della serata legata all’atteggiamento dei due esterni difensivi in proiezione costante.

LA ROMA NON VIVE LA GARA – Forti del risultato di andata, i giallorossi hanno un avvio dove l’intenzione è di tenere un baricentro molto alto, con Paredes e De Rossi molto aggressivi, con grande ricerca della densità in fase di non possesso nella zona palla, per evitare che il Villarreal palleggi per poi, dopo il recupero palla, prendere campo con Totti che trova modo di giocare alle spalle dei due mediani avversari, con Paredes e De Rossi che possono consentire alla linea difensiva di alzarsi. Ma gli spagnoli, senza la velocità di Salah da sorvegliare (così come fu decisiva a El Madrigal) e la possibilità, quindi, di accorciare subito su Totti, unita all’impossibilità per la Roma di alzare palla su Dzeko, obbligano gli avversari alla manovra palla a terra, con i due mediani delle due squadre che si guardano a vicenda, e (entrambi) appena superati scivolano subito all’indietro. In questo accorciare e riuscire a stare corti, con le criticità di cui sopra i giallorossi, gli spagnoli hanno alla meglio, e Paredes e De Rossi cominciano a schiacciarsi inesorabilmente sulla linea difensiva. Cosa che nella gara di andata aveva pagato, per la ricerca sistematica delle combinazioni nell’imbuto centrale da parte degli spagnoli, ma che non avendo nulla da perdere possono permettersi di alzare contemporaneamente anche i terzini guadagnando anche in ampiezza. Gli uomini di Escriba prendono così campo, predominio territoriale e possesso palla, con Soldado che diventa la chiave del gioco offensivo, perché si tira fuori dalla morsa dei centrali (portandosene dietro uno), per poi buttarsi dentro con rapide combinazioni al terzo uomo con l’esterno di riferimento e la seconda punta. Per la Roma diventa fondamentale che Perotti ed El Shaarawy entrino in partita, e che si possa raggiungere il raccordo con Totti, ma il Villarreal scala molto alto, manovra avvolgendo, sgombro di testa (anche a scapito degli equilibri) e la Roma si schiaccia, perde palla in uscita sistematicamente e si consegna all avversario. La sufficienza di Vermaelen, che regala il vantaggio, unita all’incapacità di uscire sia sugli esterni che nel palleggio, regalano un primo tempo drammatico, con Alisson che tiene a galla i giallorossi.

 

RIPRESA CON CAMBIO MODULOSpalletti, nell’intervallo, corre ai ripari, e nella ripresa passa a specchio con gli spagnoli, in una sorta di 4-4-1-1, con Rudiger e Mario Rui esterni bassi e Bruno Peres e El Shaarawy esterni alti, con Perotti che va a giocare dietro a Totti, diventando la chiave risolutiva dell’emergenza palesatasi nel primo tempo. I giallorossi, grazie soprattutto all’argentino, riescono ad allungare il Villarreal, obbligando ora anche a correre verso la propria porta. Il cambio di modulo consente anche di lavorare meglio sulle catene esterne ed uscire sugli esterni alti avversari, ricacciando indietro i terzini spagnoli. Col passare dei minuti Escriba passa al 4-2-4, inserendo tutta la batteria di attaccanti e trequartisti, mentre Spalletti con Nainggolan rinvigorisce la propria mediana, con il tempo che scorre inesorabile per gli spagnoli, che nonostante la superiorità numerica (rosso gravemente ingenuo di Rudiger), e alcuni rimescolamenti sulla linea difensiva della Roma, non riescono a superare il 4-4-1 avversario nel finale.
CONSIDERAZIONE FINALE SUL MODULO – Si può convenire come una difesa a 4 con Rudiger terzino destro, Manolas e Fazio centrali, con Emerson o Mario Rui a sinistra, con una mediana composta da De Rossi, Strootman e Nainggolan, consentirebbe di impiegare contemporaneamente Dzeko e Salah con a supporto Perotti o El Shaarawy, aumentando in maniera esponenziale il potenziale offensivo della squadra, rinunciando alla pochezza offensiva di Bruno Peres, che al di là di qualche diagonale difensiva e qualche percussione più legata alla sua capacità di corsa, non può dare un apporto significativo sotto l’aspetto delle letture offensive, troppo istintive, e che limitano la squadra in attacco.

Maurizio Rafaiani