ANALISI TATTICA – La Roma completa, mattone dopo mattone, la sua crescita verso una dimensione sempre più da grande squadra, e piazza l’architrave della sua ascesa esponenziale annichilendo l’Inter, e un San Siro che attendeva con presunzione e supponenza l’impresa che potesse riaprire la corsa Champions, ma la vittoria dei giallorossi è indiscutibile e ineccepibile sotto tutti gli aspetti.

MODULI E SVILUPPI – Indisponibile Emerson, Spalletti opta per una scelta conservativa nel modulo, e con gli interpreti scontati, dove il brasiliano Juan Jesus deve duellare con Candreva; Manolas e Rudiger si invertono di posizione rispetto alle consuetudini, con il tedesco che può assistere Peres su Perisic, e il greco che può lasciare Jesus (più difensore) su Candreva per dedicarsi con Fazio su Icardi; Pioli sceglie di giocarsela a specchio, con un 3-4-2-1 inedito nelle scelte degli interpreti, con l’assenza di Miranda che porta a un compromesso che vede Medel e D’Ambrosio gestirsi con Murillo la linea difensiva; con moduli a specchio diventano importanti i duelli che si disegnano sul campo,soprattutto quelli sugli esterni, con Perisic e Bruno Peres da una parte, e Candreva con Jesus.
DUELLI E PALLEGGIO VINCENTI – L’undici disegnato da Pioli, composto da Joao Mario e Brozovic che si uniscono, da trequartisti, al gioco di raccordo con i due esterni e Icardi, vorrebbe giocare sfruttando il fattore sorpresa con gli inserimenti alle sue spalle, ma l’effetto in campo è opposto e rimarrà per i primi 45 minuti solo negli intenti,ma non nei fatti; perché la Roma con i 3 centrali difensivi imbavaglia Icardi, ben presto isolato dal palleggio che gli uomini di Spalletti operano sul campo appena recuperano palla; i giallorossi dispongono dell avversario con autorità, con Peres e Jesus che vanno a prendere alti i corrispettivi avversari,consentendo alla squadra di scalare alta e rimanere corta sul campo, con la riconquista immediata e un possesso palla di conservazione; la Roma obbliga, così, l’Inter a preoccuparsi di difendere e rincorrere palla,correndo molto a vuoto e sempre verso la propria porta, con Kondogbia (la cui qualità non eccelsa è evidente) che deve provare a mettersi a fare gioco perché Gagliardini sul centro sinistra è impegnato a contenere uno straripante Nainggolan,che proprio da quella parte opera il suo ripiegamento difensivo,per poi ripartire in appoggio immediato a Dzeko e Salah ; Peres riesce a creare turbativa a Perisic,e De Rossi quando Icardi si tira fuori, va davanti all area a ricevere i movimenti senza palla dei centrocampisti nerazzurri ; con Salah e  Nainggolan a ripiegare sulla linea dei centrocampisti quando perde palla la Roma ha una transizione con la quale riesce sistematicamente a ripartire trovando subito ,col primo o col secondo passaggio,la sagoma di Dzeko ; dopo il vantaggio i giallorossi compiono il vero capolavoro della gara,attraverso una gestione della fase di possesso attraverso la quale abbassano i ritmi(evitando all avversario di riprendersi e rientrare in gara),o ripartono per fare male,secondo le esigenze,completando un primo tempo di grande autorità e personalità,dove i rischi corsi sono irrisori.
SECONDO TEMPO IN EQUILIBRIO, ROTTO ANCORA DAL MATTATORE DELLA GARA – Dopo un tempo impiegato a doversi preoccupare più di provare a impedire il palleggio giallorosso, per cercare di stare in partita, gli uomini di Pioli provano a recuperare e prendere l’iniziativa,e con l’ingresso di Eder per Brozovic guadagnano in velocità davanti,in aiuto a Icardi isolato; i giallorossi cominciamo con un atteggiamento un po’ passivo, con i 3 centrali che vengono aiutati da De Rossi, specie sulle seconde palle, e l’inizio di ripresa vede la Roma abbassare il baricentro, e i nerazzurri prendere campo; nonostante i rischi siano ancora assenti, a fronte di un possesso palla a favore dell Inter, una ripartenza devastante di Nainggolan, aperta molto bene nei 25 metri finali da un movimento da manuale di Salah che apre il corridoio centrale portandosi dietro D’Ambrosio, scava il divario decisivo della gara; nonostante il doppio vantaggio, la Roma non riesce però più a raggiungere Dzeko come nel primo tempo,e fatica a salire sbagliando troppi passaggi in uscita,e gestendo male più di una ripartenza in campo aperto, ma la criticità principale è sulle corsie esterne, dove l’Inter ha una produzione (numeri alla mano) importante di cross, e nella zona di centro sinistra tra Manolas e Juan Jesus, che non lavorano bene sui tagli a entrare di Candreva; e proprio da questa criticità che nasce il gol della speranza per i nerazzurri, con la Roma che nel frattempo ha sostituito Salah con Perotti,mentre Banega prende la posizione Joao Mario,con l argentino più mobile senza palla; la verticalizzazione con la quale Dzeko si procura il rigore che chiude la gara, consegna ai minuti finali una Roma con Paredes in luogo di De Rossi (ammonito) a palleggiare, ma con Peres che perso il riferimento di Perisic vagando per il campo, e Spalletti corre cosi ai ripari inserendo Vermaelen (per Peres), con Rudiger che conclude la sua gara su Perisic.
Maurizio Rafaiani
  • enzo38

    sono bastati pochi minuti per capire che la presunzione di Pioli (le becca sempre) sarebbe stata punita.Ma aldila’ di tutto quando hai un gigante come Dzeko la’ davanti e due mostri come il Ninja e Strootman dietro e’ dura per tutti. Momo si è visto meno del solito, ma solo per come ha aperto la strada al Ninja nel secondo gol, merita un plauso. E’ un gruppo coeso e stavolta chi sta ai margini inquadrato dai media compiacenti e’ lontanissimo. Ma lo e’ sempre stato in quanto si e’ sempre sentito al di sopra e fuori dal gruppo. Checco il peripatetico e’ ancora la’ a sfruttare la maggica. Senza dignità alcuna.