ANALISI TATTICA – La nuova Roma targata Di Francesco soffre, per larghi tratti, ma espugna Bergamo, rispondendo presente al tavolo delle grandi, tutte vittoriose nella giornata di esordio stagionale, con uno 0-1 risicato. Sufficiente per allontanare più di una critica che stava cominciando a fare la sua comparsa sugli scenari giallorossi.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Roma col consueto 4-3-3, dove De Rossi agisce davanti alla difesa e con Dzeko terminale offensivo, per cui tocca alle due mezzali e ai due attaccanti esterni venire a giocare dentro al campo, per via della particolarità di essere tutti di piede opposto, liberando le corsie esterne per le sortite degli esterni difensivi. Gasperini opta per un 3-4-1-2, con Kurtic (che guarda spesso De Rossi) dietro a Gomez e Petagna e con un centrocampo aggressivo che scala alto da subito, con un pressing coordinato che per 90 minuti inibisce la possibilità di palleggio dei giallorossi. In fase difensiva Perotti stringe e si abbassa sui 2 mediani avversari che fanno gioco, compito che lo scorso anno spettava a Nainggolan (che ora scala sulla linea mediana), questo in fase di primo palleggio, poi se superato scende ad aiutare il terzino alle sue spalle (Kolarov). L’Atalanta allarga molto il gioco sugli esterni, usando poco o nulla il centro del campo, mentre la Roma spinge poco coi terzini, specie Peres, togliendo la possibilità di ampiezza alla sua manovra.

LA ROMA HA UN POSSESSO DEFICITARIO – In funzione di quanto descritto sopra, e obbligando molto per vie centrali i suoi sviluppi di gioco, la Roma finisce per fraseggiare male davanti, con una staticità evidente nei giocatori che si smarcano male favorendo le operazioni di pressing degli avversari. Sono sempre troppo poche le soluzioni per il portatore di palla, così come un andare poco in verticale finisce per ingessare la manovra dei giallorossi che hanno poco o nulla del gioco arioso che Di Francesco sapeva mettere in mostra col suo Sassuolo. Una squadra che dopo un primo appoggio di preparazione in uscita, con 3 passaggi riusciva a guadagnare la porta avversaria o la linea di fondo per la rifinitura. La Roma ha bisogno anche di pazienza, ma ben presto si capisce che solo una situazione da palla inattiva (angolo, punizione o tiro dalla distanza) può sbloccare la gara. Certe difficoltà nel palleggio della Roma vengono acuite da Manolas, in palese e conclamata difficoltà di disimpegno e impostazione, per cui diventa fondamentale De Rossi, monumentale nell’occupare l’area sulle seconde palle.

RIPRESA DIFFICOLTOSA – Al ritorno in campo la Roma ha bisogno di velocità per ripartire sugli esterni, ma non c’è molta convinzione negli ultimi 30 metri, con i giallorossi poco reattivi e poco convinti, anticipati spesso nelle situazioni, nonostante un’Atalanta che ha meno qualità dello scorso anno. Alcuni segnali d’insofferenza da parte di qualche giocatore (Nainggolan su tutti) sono sintomatici di come ancora la squadra non riesca a disegnare sul campo le disposizioni e il calcio che chiede l’allenatore. I giallorossi abbassano il baricentro, soffrendo in più di un occasione l’onda d’urto dei bergamaschi trascinati dalle idee di Gomez. Quando comincia l’inevitabile girandola dei cambi, Defrel viene rilevato da El Shaarawy, con Perotti che va a destra, mentre Gasperini aumenta la qualità tecnica con Ilicic in luogo di Kurtic. L’infortunio improvviso di Peres obbliga Di Francesco ad inserire Fazio centrale, con Manolas che deve spostarsi a destra, finendo in una posizione dove dimostra imbarazzi evidenti. Gomez comincia a sfilargli sistematicamente alle spalle e urge immediatamente una risoluzione dell’emergenza, con Pellegrini che subentra in aiuto sull’out destro (esce Perotti) dove l’Atalanta sta cercando le superiorità numeriche decisive nel tentativo di raggiungere il pareggio. Quasi una linea a 5 quella che nel finale la Roma cerca di mettere in campo, per raggiungere indenne il triplice fischio, che la colloca subito al cospetto delle favorite in attesa del ritorno fra 7 giorni di un ex mai troppo rimpianto come Luciano Spalletti.

ANCORA UN CANTIERE APERTO – Quando Giacomelli fischia la fine, i 3 punti sono in tasca per i giallorossi, ma la sensazione di un cantiere ancora aperto rimane evidente. Nonostante una gara volenterosa Strootman non è ancora dentro agli sviluppi di gioco, mentre la generosità di Nainggolan stride con le minori percentuali di possesso palla attraverso le quali lo scorso anno il belga riusciva a portare dentro alla gara in maniera determinante. Dzeko, generoso nella fase di pressing, appare per troppi tratti di gara avulso alla manovra, poco propenso a cucire il gioco e ad allungare l’avversario, con gli attaccanti esterni che raramente attaccano la profondità. Una profondità e una verticalità di manovra pressoché assenti così come latitano imbucate e cambi di gioco repentini. Nonostante ciò, alcune note positive (De Rossi e Jesus su tutti) fanno ben sperare.

Maurizio Rafaiani

© RIPRODUZIONE RISERVATA - La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO