LAZIO – ROMA – La Roma ritrova la sconfitta nel derby dopo 4 anni, e compromette in maniera pesante la gara di ritorno dove dovrà segnare 3 gol senza subirne, con il cammino verso la finale di Coppa Italia sempre più compromesso. Qualche interrogativo sulla lettura della gara da parte dei giallorossi e di come l’avversario abbia saputo imbavagliare gli sviluppi di gioco togliendole i riferimenti per tutti i 90 minuti.

MODULI E SVILUPPISpalletti opta per la consuetudine, fedele al 3-4-2-1, dove rispetto a Milano Paredes rileva De Rossi, e Emerson in luogo di Juan Jesus, con Alisson che torna portiere di coppa. Inzaghi disegna un 3-5-2 molto serrato in mezzo al campo, con 8 giocatori dediti al contenimento e 2 attaccanti veloci (Immobile e Anderson) a sfruttare le ripartenze, ai quali si inseriscono a rimorchio le mezze ali (Milinkovic e Parolo) non appena la squadra riesce a prendere campo. Con moduli molto simili nella occupazione del campo, sono spesso i giochi delle coppie che possono decidere la gara, e sono proprio le due mezze ali biancazzurre a deciderla con gli inserimenti con tempi e letture perfette, laddove la Roma parte con un baricentro alto, mentre la Lazio attende per ripartire velocità. Sulle corsie esterne Basta e Emerson si annullano, così come Peres e Lukaku.

ATTEGGIAMENTI OPPOSTI – Nei primi 25 minuti di gioco la Roma fa la gara, con supremazia territoriale totale e percentuali di possesso palla bulgare, perché la Lazio gliela lascia fare, perché i 3 centrali giallorossi vanno a prendere subito alti Immobile e Anderson, perché Parolo segue e cerca di fare densità con Lukaku e Biglia intorno a Nainggolan, mentre il belga non presta particolari attenzioni in fase di non possesso. Così Salah, che fino a quel momento era riuscito a lavorare sia in ampiezza alle spalle di Lukaku, che dentro al campo avvicinandosi a Dzeko, scompare improvvisamente dalla gara, sempre anticipato, privato della profondità che di fatto non gli viene concessa dal baricentro basso avversario, con la squadra che pur palleggiando non trova raccordo con i 3 giocatori più offensivi (Dzeko, Salah, Nainggolan) e i 2 in ampiezza (Emerson e Peres), isolando sempre più i riferimenti avanzati in spazi sempre più ristretti. Teoricamente alla Roma mancherebbe il palleggio, ma ben presto diventa più un problema di trovare qualche singolo in più che trovi qualche giocata risolutrice, perché nonostante i giallorossi diano l’impressione di fidarsi troppo della propria superiorità, pensando che prima o poi accada qualcosa, nella realtà la gara di Milano più di una energia mentale e fisica può avere tolto, e con Paredes fuori dal gioco, la squadra troppo slegata non trova più i suoi sviluppi e riferimenti. Il vantaggio della Lazio, che nasce da una situazione sopra descritta (mezze ali che accompagnano azione a rimorchio senza ricevere le attenzioni dovute) chiude il primo tempo.

SECONDO TEMPO IN EQUILIBRIO – Spalletti, dopo un inizio di ripresa interlocutorio, toglie dal campo un confusionario e poco ispirato Paredes, per inserire la qualità di Perotti che deve portare le superiorità numeriche decisive, e al tempo stesso abbassa Nainggolan (togliendosi dalla morsa che lo avviluppa negli ultimi 25 metri) che ritrova qualche spazio più praticabile. Inzaghi manda Keita ad accompagnare Immobile, sostituendo lo stanco Anderson che aveva già adempiuto al suo compito di obbligare i centrali giallorossi a correre verso la propria porta, mentre Spalletti aumenta la qualità offensiva inserendo anche El Shaarawy. il secondo gol della Lazio trova, come nel primo, uno dei due attaccanti veloci (prima Anderson, adesso Keita) ad assistere a centro area, e il doppio vantaggio certifica che i biancocelesti hanno definitivamente preso le misure alla Roma mentre per i giallorossi non ci sono idee e la qualità al completo in campo (successivamente entra anche Totti) non viene innescata per mancanza di lucidità. La Roma conclude la gara con una difesa a 4 (Rudiger scivola a destra e Emerson si abbassa a sinistra), con Totti dietro a Dzeko, e con Perotti ed El Shaarawy esterni.

INTERROGATIVO FINALE CONSUETO – Anche se il 3-4-2-1 sta dando risultati, giocare con 5 difensori rinunciando alla qualità contemporaneamente di tanti giocatori in rosa (Totti, Perotti, El Shaarawy) per fare giocare Bruno Peres che non dà nulla, nel medio-lungo termine può diventare un problema?

Maurizio Rafaiani

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