Analisi Tattica. Avvio fulminante della Roma, calo fisico nella ripresa

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ANALISI TATTICA – Dopo 7 anni tornano i 3 punti per la Roma in una gara di Champions, e ciò potrebbe già bastare per giustificare una prestazione progressivamente in salita che culmina, a pochi secondi dal 90′,sul colpo di testa di Ndolovou che sibila a pochi centimetri dal palo spegnendo le ultime velleità di un Qarabag volenteroso ma nulla di più.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCODi Francesco conferma la sua fiducia totale per ogni componente della rosa, e rispetto all’ ultima gara si rivedono in campo Juan JesusGonalons, Pellegrini e Defrel, nel consueto 4-3-3 contrapposto al 4-1-4-1 dei volenterosi e generosi azeri di Gurbanov. Per i giallorossi c è velocità sugli esterni, ma è la qualità di gioco iniziale che disegna ben presto linee di passaggio ficcanti e veloci anche dentro al terreno di gioco, nonostante una densità avversaria molto marcata specie nella zona centrale del campo, con Pellegrini e Nainggolan che trovano spazi dietro le linee, e El Sharaawy e Defrel che riescono a trovare raccordo nel fraseggio con Dzeko. Gli azeri, sospinti dal proprio pubblico, puntano sulla compattezza difensiva e ripartenza con appoggio a Henrique e Ndolovou.

L’AVVIO DELLA ROMA È FULMINANTE, IL QARABAG CORRE A VUOTO – Nonostante il clima infuocato, la Roma prende subito campo, il possesso palla è superiore, e il fatto che trovi la rete alla prima occasione toglie entusiasmo al Qarabag regalando, di contro, fluidità di manovra ai giallorossi che raggiungono il doppio vantaggio in 15 minuti, indirizzando gara e umori in campo; la Roma palleggia e l’avversario corre a vuoto per 30 minuti, finché Gonalons non incappa in un errore di disimpegno banale rimettendo in gara il Qarabag, che portava solo un pressing poco organizzato, sempre in ritardo, e facile da eludere.

IL GOL RIANIMA SOLO IL PUBBLICO AZERO, PERCHÉ DI FATTO IL QARABAG NON CREA PERICOLI – Se al 30′ la gara si riapre, lo fa solo nel punteggio, e nell’entusiasmo in tribuna, perché sul campo la Roma ha ancora possesso palla, predominio territoriale, indice di penetrazione e pericolosità a proprio favore, e l’intervallo arriva provvidenziale solo affinché gli azeri non subiscano un nuovo allungo nel risultato a favore dei giallorossi.

NELLA RIPRESA CI SI ASPETTA UNA ROMA CHE AMMINISTRI, MA IL QARABAG HA RIORDINATO LE IDEE – Al rientro, il terreno di gioco è pesantissimo e poco adatto al palleggio, e la gara scorre sul campo con una trama inaspettata e che dovrà fare riflettere Di Francesco, riguardo l’atteggiamento spesso passivo e non sempre dentro alla gara, della sua squadra, il cui valore tecnico dovrebbe sempre consentire un controllo della partita adeguato; ma il Qarabag sfrutta questo impasse, e attraverso una pressione alta, con i giallorossi che non riescono ad uscire sugli esterni, alza il baricentro, generando 15 minuti di apprensione ad Alisson e compagni, figlia di alcuni cross pericolosi dalle fasce. Di Francesco opera il primo cambio conservativo, con Florenzi che rileva Defrel portando più brillantezza nell’uscita col palleggio sugli esterni, e la squadra trae beneficio.

CON FLORENZI SI RIALZA IL BARICENTRO – L’ingresso di Florenzi scuote la squadra, che rialza il baricentro e trova nuovo smalto sulla catena di destra, con Peres e, appunto Florenzi, a ridare vitalità e nuovi sbocchi offensivi, con gli azeri che cominciano ad allungarsi sul campo e a dovere correre anche verso la propria porta, con la linea difensiva di Manolas e compagni che può respirare. Le inaspettate difficoltà di Gonalons escono dalla gara, e fanno ingresso sul campo l’autorevolezza e sagacia tattica di Daniele De Rossi, che regalano alla squadra una compattezza che saprà portare fino al 90′,coadiuvato subito poco dopo il suo ingresso da quello di Strootman (in luogo dello stanco Pellegrini); la seconda parte della ripresa non è brillante, aldilà di alcuni momenti di passività in fase di non possesso, ma all’avversario viene concesso veramente poco o nulla, eccetto la conclusione finale di Ndolovou, tanto che la critica principale riguarda l’avere tenuto in vita fino al fischio finale un avversario che, all’atto pratico, ha prodotto veramente poco per potere aspirare al risultato.

Maurizio Rafaiani

 

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4 Commenti

  1. Speravo di vedere un’altra Roma, invece … il solito problema di tenere “vive” squadre mediocri. Al di la del calo fisico nel secondo tempo, la partita poteva/doveva essere chiusa nei primi 45 min.: bastava un pò di attenzione (per non prendere il gol) e farne un altro. Un 0-3 non avrebbe ringalluzzito i modestissimi azeri ed i secondi 45 minuti sarebbero stati meno di un normale allenamento, ma, tant’è, si è dovuto corricchiare e lottare fino all’ultimo … Proprio nell’ottica della partita successiva, bisognava “chiuderla” nel primo tempo, dandoci ancora dentro, anche dopo il 2-0.

  2. Il baricentro…nominato mi pare una decina di volte. Di questo baricentro si sente parlare solo da parte dai commentatori e dai telecronisti tv. La gente normale non ne parla mai oppure uno dice: stamattina sono uscito e ho spostato il mio baricentro al bar per bere un caffè?

  3. la verità è che se segnavano allo scadere stavamo a parlare dell’ennesima disfatta… godiamoci per il momento il “miracolo” della prima partita di Champions in trasferta vinta dalla Roma americana (grazie Pallotta di questo bel record negativo!). Per il resto squadra e partita imbarazzante solito Dzeko che sbaglia tantissimo, Defrel e Gonalons da cacciare subito etc etc

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