ROMANEWS WEB RADIO – Marco Cherubini, giornalista di Mediaset Premium, interviene in esclusiva alla Web Radio di Romanews.eu. Queste sono le sue dichiarazioni:

Secondo te la Roma dopo la partenza molto probabile di Luciano Spalletti a chi dovrebbe affidare la panchina? Un italiano o dovrebbe andare all’estero?
Bella domanda, non mi sembra una domanda puntuale, chi riesce a prendere, le idee sono tante, le possibilità non sono così semplici. Ora che c’è Monchi c’è l’idea di ricreare la coppia con Emery, coppia che ha fatto la fortuna al Siviglia, con l’Europa League conquistata a ripetizione, è una grande suggestione, però Emery allena un grande club, il PSG, ha vinto la coppa di Francia ed è in lotta per lo scudetto; non è un allenatore messo così male, resta da capire perché con un club che può investire, Emery, soltanto per l’amicizia con Monchi dovrebbe venire in un club che se arriva secondo vende un giocatore importante, è una partita non così chiara. Ho letto di Blanc, la verità è questa: su questa partita qui, la Roma è tornata a 6 anni fa quando andò via Luis Enrique, quando fu preso di corsa Zeman dopo la stagione magnifica al Pescara in serie B ed era un allenatore graditissimo alla piazza; la differenza con è che ora non c’è un romanista doc, non c’è un allenatore disponibile per venire, è una partita molto delicata; finora sono stati incassati anche dei bei no, non ultimo quello di Gasperini che certamente deve anche far riflettere il club su quello che è la prospettiva di lavorare in grande con la Roma. Io resto dell’idea che quello dell’allenatore è un tema marginale rispetto a quella che è la strategia della società, tutti a cercare l’allenatore del futuro e si parla poco di un club che per due stagioni di seguito non riesce a tenere la rosa al completo dentro Trigoria senza fare continuamente rivoluzioni. Questo sistema può funzionare al Siviglia, altra cosa è applicarlo in Italia. La Roma deve fare chiarezza con i tifosi,  perché se si deve fare un discorso di bilancio, bisognerebbe capire perché sono tanti anni che non c’è uno sponsor,  e se si deve fare un discorso di bilanci bisogna essere sinceri e puntare sui giovani e dirlo apertamente, presupponendo che per due-tre stagioni di vincere non se ne parla perché devi impostare un certo tipo di discorso. Mi sembra sia sempre la storia del compromesso, è successo l’anno scorso con l’arrivo di Spalletti, c’era il grande entusiasmo del terzo posto, però poi la partenza di Pjanic e quella di Digne sono state derubricate come cose normali, il mercato estivo è stato un mercato interessante, fatto in tempi dilatati e sopratutto nel mercato di gennaio. Ci sono club che vogliono ripartire, vedi l’Inter che prende Gagliardini e ci sono club che prendono Grenier che rischia di diventare un comprimario che non risolve nessun tipo di problema. La Roma è l’unico club di alto livello in Europa dove le notizie le crea il direttore sportivo, alla Roma il direttore sportivo è un personaggio molto importante, quasi un calciatore; ora avendo preso Monchi sembra che tutti i problemi sono risolti, la sensazione è che sia un emulo di Sabatini, ovvero un mago delle plusvalenze, però a questo punto la Roma rischia di diventare l’Udinese 2.0. Basta dirlo, perché altrimenti si creano troppe aspettative; e invece bisogna fare i conti con l’anno prossimo, la Juve che sarà straripante, il Napoli che sta assumendo un certo progetto per classificarsi nella fascia alta, le milanesi che avranno la possibilità di fare acquisti importanti. Credo che serva un po’ di chiarezza, l’unico punto che sento di muovere alla proprietà della Roma. Bisognerebbe essere un po’ più chiari per raccontare il progetto di questa squadra. Credo ci sia una stagione da concludere e non è cosa da poco e  mi sembra che il secondo posto diventa difficile da proteggere.”

Negli anni passati ci sono state delle rivoluzioni sulla panchina, e anche in rosa, quest’anno si parla già di due big e poi i soldi che derivano dalle cessioni non vengono ovviamente utilizzati tutti per il mercato: quindi è ovvio che la forbice con Juventus, Napoli e milanesi è destinata ad aumentare?
Non è detto che per vincere devi spendere più degli altri, ma certamente se c’è un gap evidente con chi è al vertice del campionato italiano, se vuoi competere con continuità a questi livelli con una differenza sostanziale, bisogna quanto meno lavorare per mantenere quanto si è costruito con fatica durante tutta la stagione. Così sembra che si debba smontare e c’è una piccola, grande perversione. Spesso e volentieri è un discorso che riguarda la difesa, questo secondo me complica molto, perché in Italia vinci se hai una grande difesa; quello che era riuscito a costruire Spalletti in un anno e mezzo non è cosa da poco, la crescita di Emerson e sopratutto quella di Fazio sono da ascrivere interamente al tecnico di Certaldo; immaginare di ricominciare con un altro tecnico e con altri giocatori rischia di far ripartire da zero. Quella prossima, sarà una stagione molto difficile; io, da questo punto di vista sono molto curioso di sapere chi sarà il prossimo allenatore. In campo ci vanno i giocatori, è la rosa che fa la differenza anche se un buon allenatore può tirar fuori, Spalletti lo ha dimostrato, grandi qualità in giocatori che non hanno il nome, però anche un grandissimo allenatore non può fare miracoli se non ha una rosa“.

Come un ds diventa grande quando hai una società dietro che ti finanzia? “Questa cosa diverte molto, che il Barcellona abbia Fernandez come direttore sportivo non lo sa nessuno,  non si sa la faccia del ds del Real Madrid, soltanto a Roma, soltanto a Roma… anche Paratici della Juventus ha un ruolo marginale, fa il suo lavoro, ma senza di lui la Juventus cammina uguale. Comunque è colpa dell’informazione, è colpa nostra, certo è che la situazione è singolare, a me fa sorridere.”

Riguardo Dolberg, mi sembra un profilo interessante come vice Dzeko, non è il classico attaccante da rigore, è un attaccante moderno… ” Per carità, mi sembra che le criticità, se dovesse partire Manolas, come tutti dicono e visto la rosa del centrocampo, le criticità non stanno lì davanti, per il resto la Roma ha segnato molti gol lì davanti, è giusto cercare un vice Dzeko, ma le priorità in chiave di mercato sono altre. Il centrocampo mi sembra abbia bisogno di un innesto importante, perché così non ce la fai. Facciamo un ragionamento ottimistico, rimangono tutti, rimane De Rossi, rimane Strootman, rimane Nainggolan, rimane Paredes, sempre quattro sono. Senza arrivare a sprechi di rosa, se vuoi lottare su tre fronti, ovvero capitolo internazionale, scudetto e Coppa Italia, in quel settore devi essere capace e disposto ad avere dei cambi all’altezza.”

In chiusura, una battuta sul Pescara, quanto rischia la Roma in questo momento della stagione? “Rischia nella maniera in cui possa preparare questa partita. Su questo punto di vista, mi sento tranquillo, Spalletti è un allenatore capace, sa tenere sul pezzo tutti i giocatori, insomma, quello non è secondo me la grande preoccupazione, ammesso che se non ti prepari bene puoi prendere la paga da chiunque nel Campionato Italiano, però insomma ci sarà un trittico micidiale che potrebbe veramente costare caro alla Roma perché se non fa le cose in maniera perfetta contro tre avversari fortissimi, che sono la Lazio, il Milan in trasferta e la Juve in casa, che tra l’altro proprio all’Olimpico potrebbe vincere il suo sesto scudetto consecutivo, cioè mi sembra  un trittico micidiale; Pescara, si, massimo rispetto, la Roma però ha tutte le carte in tavola per andare allo stadio Adriatico e fare punteggio pieno, dopo di che, arrivano le sfide che dovranno dire la verità su questa stagione.”