CON UNA MANOVRA LENTA E LEZIOSA LA ROMA STRAPPA I TRE PUNTI A PESCARA

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PESCARA-ROMA 1-0, L’ANALISI TATTICA – La prestazione confortante è contraddistinta dall’equilibrio tattico (un inedito del calcio zemaniano e del campionato dei giallorossi fino a questo momento) che aveva consegnato 7 giorni orsono 3 meritatissimi punti alla Roma, trova continuità per quanto riguarda 10 undicesimi degli interpreti nella gara odierna. Unica eccezione la presenza di Destro dal primo minuto in sostituzione dell’infortunato Lamela del quale ne rileva posizione e compiti, ma per similitudini e punti di contatto con la gara precedente ci fermiamo qui. Complice una manovra lenta e leziosa (a tratti molto enriquiana), con movimenti scontati e prevedibili, la Roma si trova a sbloccare il risultato dopo pochi minuti con Destro, che raccoglie una respinta imperfetta di Perin, e il primo tempo si trascina senza sussulti, con un’aria di sufficienza che pervade gli interpreti giallorossi, quasi infastiditi dal dovere giocare contro un avversario scadente e in emergenza. Questo atteggiamento per larghi tratti irritante sarà una costante della gara odierna della Roma, a fronte di un Pescara che regala 40 metri di campo ai giallorossi, per rintanarsi negli ultimi suoi 40 metri, dove cerca la densità e la chiusura delle traiettorie di passaggio verticali davanti alla propria linea difensiva a 5, con togni metodista. La fase offensiva dei pescaresi viene innescata con l’attacco allo spazio dei due centrocampisti esterni innescati da Quintero che cuce il gioco tra le linee dietro Abbruscato, e la spinta di Modesto e Balzano che quando la squadra prende campo allargano la manovra sfruttando gli spazi che il modulo della Roma gli concede sulle corsie esterne. La manovra della Roma risente molto dell’atteggiamento dei tre giocatori avanzati che nella prima frazione di gioco si interscambiano molto, fermo restando Totti che si cerca (come consuetudine) la posizione alle spalle di Destro e Osvaldo, senza però muoversi in maniera armonica, con Destro che impiega un po’ per trovare tempi e spazio di smarcamento, agendo molto sull’out di destra. La circolazione lenta finisce per condizionare anche la manovra di aggiramento che sarebbe opportuna nei confronti dell avversario che difende compatto negli ultimi 30 metri l’imbuto centrale, sicchè i cross radenti da parte di Balzaretti e Piris si vedono poco permettendo al Pescara di chiudersi e ripartire. Gli errori sotto porta nel corso della ripresa e l’errore sistematico dell’ultimo passaggio tengono in gara fino alla fine un Pescara che sfiora il pari in alcune situazioni confuse in area giallorossa, ma al fischio finale diventa quantomeno apprezzabile la capacità di soffrire e portare a casa una vittoria anche in giornate poco ispirate

GOICOECHEA: rifacendoci al commento dopo la sua prestazione con il Torino,è sempre più reale quanto, dal momento del suo ingresso in squadra a Parma, abbia realmente sbagliato solo sulla punizione gol di Candreva. Anche oggi una prestazione dove dà sicurezza tra i pali e grande personalità ogni volta viene chiamato in causa fuori per chiudere in uscita a terra o aerea. Avere un portiere che ha coraggio di venire a togliere la palla nelle mischie su palla inattiva è una risorsa che consente a una squadra di migliorare la propria fase difensiva in maniera significativa.

PIRIS: Modesto cerca di allargarlo per consentire ai suoi centrocampisti di attaccare la linea giallorossa, ma lui riesce a ovviare con attenzione e corsa, per poi ripartire e dare il suo apporto importante nella fase offensiva. Quando Bergodi inserisce Weiss col compito di andarlo a cercare lui si arrangia come può e con l’aiuto di Marquinhos riesce a contenerlo e limitarlo.

MARQUINHOS: sembra talvolta che provi piacere a crearsi uno spazio enorme alle sue spalle per poi poterlo attaccare in scivolamento di copertura e potere ergersi a dominatore assoluto degli ultimi 30 metri con recuperi e interventi impeccabili e prepotenti. Sempre molto alto unitamente al compagno Castan che lo supporta e equilibra in maniera puntuale.

CASTAN: se Bradley è l’equilibratore davanti alla difesa del centrocampo giallorosso Castan è quello che si ripete 10 metri più indietro dando copertura e equilibrio alla sempre altissima linea che difficilmente scappa all’indietro su palla scoperta, sicchè la sua attenzione contribuisce a guidare i compagni ed equilibrare le disfunzioni che qualche movimento audace dei compagni di reparto compie.

BALZARETTI: la sua fase difensiva stasera emerge rispetto a quella di spinta, con alcune diagonali importanti e chiusure su Balzano, un brutto cliente dalla sua parte. Per il resto senza particolari meriti o demeriti.

PJANIC: fatica a trovare gli spazi in una zona centrale dove è impresa ardua muoversi, ma con tanta volontà riesce a giocare una gara comunque sufficiente, dove solo l’ultimo passaggio rappresenta oggi un fondamentale che latita paurosamente.

BRADLEY: ancora una regia compassata e molto scolastica, secondo le sue corde, ma estremamente pragmatica. Per la seconda gara consecutiva prezioso equlibratore di una fase difensiva che, sarà anche un caso, ma consente alla squadra di non subire gol.

FLORENZI: da alcune gare si va dicendo che abbia un bisogno urgente di rifiatare per riordinare forze e idee. La gara di oggi, aldilà della consueta generosità, lo conferma impietosamente, con l’aggravante che il suo avvicendamento avverrà ora per un infortunio muscolare che si sarebbe potuto evitare facendo scelte diverse riguardo al suo impiego.

DESTRO: si sacrifica in un ruolo che non ama ma al quale dovrà adattarsi per qualche settimana. Buona volontà e abnegazione, sue le occasioni da gol della Roma oltre al sigillo che consegna i tre punti ai suoi.

OSVALDO: ancora una partita non all’altezza, ma con l’aggravante di alcuni atteggiamenti e giocate irritanti che contribuiscono a creare confusione e difficoltà alla squadra. Poco presente in area, spesso svagato e soprattutto graziato al 21′ quando cerca di colpire con una gomitata un avversario che gli porta pressione: la sua fortuna è che non riesce a colpirlo.

TOTTI: prestazione di grande spessore, più che per le geometrie, per l’esempio che dà ai compagni. Il primo a portare pressing alto, sempre pronto a rincorrere avversari e in taeckle per recuperare palloni in mezzo al campo. Il tutto inframezzato dalle consuete palle filtranti marchio di fabbrica della sua classe.

MARQUINHO: stavolta non entra col piglio giusto, mancando anche in due occasioni il colpo del ko.

PERROTTA: del suo ingresso, comunque sufficiente, verrà ricordato principalmente il fatto che anche il ruolo di attaccante destro di un tridente offensivo lui lo ha ricoperto. Cmanca ormai? Il difensore centrale?

TACHTSIDIS: entra bene, quando gli altri sono comunque stanchi, ma si fa notare per alcune giocate sulla profondità che sono sempre l’indizio che ci riconduce alla predilezione che ha il boemo per lui.

La Redazione di Romanews.eu

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