ROMA-MILAN, IL FACCIA A FACCIA – Quando si pensa all’esperienza di Vincenzo Montella nella Capitale la memoria vola (è il caso di dirlo) al suo rapporto conflittuale con Fabio Capello, uno che amava sostituirlo “perché non recuperava a centrocampo”. Certo, poi c’è anche quello Scudetto, stravinto al fianco di capitan Totti e del Re Leone Batistuta. Eppure c’è un lato della carriera di Vincenzino che ai molti sfugge, forse perché preda del tempo e delle poche emozioni regalate: quello condiviso con Luciano Spalletti alla guida della Roma, tra sprazzi di partite, prestiti in Inghilterra e rigori dal retrogusto amaro.

LUCIO E VINCENZO, ‘QUESTIONE DI FEELING’ – Con il toscano a orchestrare le trame romaniste, dal 2005 al 2009 il nove giallorosso totalizza 46 presenze per un totale di 2537′ giocati, 1453 in Serie A e 542 nelle coppe. Stagione 2005/06: l’attaccante è reduce da un’annata strepitosa (23 reti, meglio solo a Genova) ma stenta a ripetersi. In campionato segna solo all’Inter, nella serata del cucchiaio di Francesco a Julio Cesar, per poi non esser più convocato causa problemi fisici. L’anno dopo trova più continuità (da segnalare i due gol consecutivi a Parma ed Empoli), ma la Roma opta per l’incognita Tavano e lo spedisce in prestito al Fulham.

ADDIO ROMA. “HA SCELTO SPALLETTI” – “Ne ho parlato con la società e con Spalletti, la soluzione l’hanno trovata loro”, dice Vincenzo, che a Londra fa bene ma non così tanto da scampare all’opzione del prestito secco, che gli impone il ritorno in Italia. Alla Samp (altro prestito) commuove ma non incide, ripiegando ancora una volta a Trigoria. Chiude la carriera in una cornice amara ma utile a regalargli un’uscita a testa altissima, il rigore messo a segno contro l’Arsenal negli ottavi di finale di Champions League. Spalletti lo sceglie, lui batte dal dischetto come meglio non si può. È l’ultima rete gonfiata da calciatore per l’aeroplanino, prima del ritiro annunciato il 2 luglio del 2009.

DA CATANIA A MILANO, A CACCIA DEI GRANDI – L’attuale tecnico del Milan torna all’Olimpico da allenatore dopo aver perso lo scorso anno per 2-1 (Florenzi, Perotti e un’autorete di Pjanic), alla guida di una Sampdoria propositiva ma mai davvero pericolosa. È l’unico precedente che il napoletano vanta da tecnico contro Spalletti, collega impegnato in Russia durante le sue esperienze a Catania e Firenze, cui oggi contende il secondo posto in classifica. Lunedì sera, in uno stadio vessato dalle barriere ma con uno Strootman in più, sarà una sfida tutta romanista per un obiettivo dall’acquolina in bocca: lo scudetto. Juventus permettendo.

Riccardo Cotumaccio

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