Roma-Qarabag, analisi tattica. Strootman superlativo, giallorossi non brillanti ma incisivi

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ROMA-QARABAG, ANALISI TATTICA – Stadio approvato e ottavi di Champions raggiunti per la Roma che ricorderà a lungo la data e gli eventi di questo 5 dicembre 2017. Al termine di 90 minuti sotto controllo i giallorossi superano il Qarabag con una condotta di gara non troppo entusiasmante, ma sicuramente pratica ed efficace e sufficiente a trovare il minimo e decisivo vantaggio proprio con il giocatore che aveva regalato 6 mesi fa la qualificazione diretta alla massima rassegna continentale.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Il suo consueto 4-3-3 odierno Di Francesco se lo gioca affidandosi ai giocatori di maggiore spessore ed esperienza internazionale, con gli sviluppi sempre più consolidati nelle catene esterne e con De Rossi a dirigere e dettare i tempi in mezzo al campo, ignorato dagli avversari in fase di impostazione. Gli azeri confermano l’abbottonato 4-1-4-1, che opera una densità centrale e un sotto palla molto marcati nei 90 minuti, ma senza rinunciare a giocare e distendersi nella metà campo avversaria restando corti e cercando di non farsi schiacciare.

ROMA CONTRATTA E SOTTO RITMO – L’approccio alla gara dei giallorossi è come consuetudine uno scalare alto e un pressing offensivo al quale gli azeri si assoggettano molto volentieri, e la supremazia territoriale e il possesso palla sono ben presto valori completamente in mano alla Roma. La consueta pressione alta è poi completata da Strootman che esce sul regista avversario nei rari momenti in cui gli azeri palleggiano da dietro. La densità centrale non consente inizialmente di trovare spazi, ma non facendo catenaccio gli azeri provano comunque sempre ad uscire, restando corti e palleggiando, e limitando gli errori di passaggio, ma consentendo alla Roma di potere colpire negli spazi, cercando di gestire palla in maniera da fare uscire gli uomini di Gurbanov.

LA STRATEGIA AVVERSARIA – Gli spazi latitano, perché il Qarabag serra molto bene le fila, ma è principalmente il ritmo non elevato dei giallorossi a mantenere inchiodato il risultato. Il Qarabag fa, dunque, densità ma non è un pressing coordinato, ma invece molto confusionario, dove alla Roma è sufficiente muovere palla per trovare tempi di gioco e spazi dove operare l’azione di rifinitura, non sempre efficace

IL RUOLO DI STROOTMAN – n questo quadro tattico va ad inserirsi a pieno merito Strootman, molto dentro al gioco, sempre lucido nella gestione palla ma, soprattutto, costantemente propositivo e pronto a leggere gli spazi e buttarsi dentro senza palla o a lavorare in ampiezza. L’unico vero latitante di questo primo tempo di marca giallorossa è Nainggolan, laddove vengono a mancare i suoi strappi e percussioni.

IL QARABAG REGALA QUALCHE VANTAGGIO – Quando gli azeri escono fuori, la Roma dovrebbe ripartire alle spalle dei 2 terzini non molto attenti, e approssimativi nelle letture: con Florenzi, Kolarov ed El Shaarawy diventa tutto più semplice. La Roma guadagna bene la linea di fondo sia in velocità che con gli uno contro uno,ma difetta nel capire se mettere palla alta (in tal caso dovrebbe cercare Dzeko o andare a giocare sulla sua sponda) oppure metterla dietro per i giocatori a rimorchi, e il primo tempo si chiude sul nulla di fatto.

RIPRESA IN FOTOCOPIA – Con i giochi ancora aperti la cosa da evitare è di cercare di non arrivare a metà ripresa senza vedere sbloccata la gara, perché avrebbe rischiato di diventare un fatto emotivo e di nervi. Al rientro in campo i giallorossi riprendono come avevano finito, ma ogni minuto che passa pesa tantissimo, finché Perotti non sblocca il risultato spostando la pressione sul Chelsea. Una volta sbloccata la gara diventa importante gestire bene il possesso perché gli spazi si allargano e le ripartenze diventano decisive nel chiudere ogni discorso, ma complici alcune gestioni sbagliate di rifinitura e di scelta dell ultimo passaggio, il risultato continua a rimanere in bilico.

I CAMBI FINALI – Di Francesco inserisce Gerson per El Sharaawy rimanendo invariato nell’assetto e nei compiti e non inserisce Schick perché probabilmente non convinto della sua disciplina tattica in fase difensiva, in quel momento della gara particolarmente richiesta sul centro destra. Con Pellegrini per Perotti (sul centrosinistra), Di Francesco non dà un segnale positivo alla squadra, che comincia ad abbassarsi pericolosamente con un 4-5-1 che se non altro consente di arrivare al 90° senza subire situazioni. Gli sviluppi di gioco finali vedono Strootman e Pellegrini interscambiarsi a sinistra ricevendo la spinta di Kolarov, mentre a destra Florenzi spinge negli interscambi con Nainggolan e Gerson. Per gli azeri, nella ripresa, solo cambi di passerella e il fischio finale consegna alle cronache il primo storico passaggio del turno come vincente del girone, a confermare questa nuova dimensione europea della Roma.

Maurizio Rafaiani

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7 Commenti

  1. Schick poteva entrare, ma al posto di Dzeko, colonna d’oro col cul di piombo. E invece Di Francesco toglie El Sharaawi e Perotti. Bah, sara` anche un genio, ma sostituire Dzeko non e` reato di lesa maesta`. E ci avrebbe permesso di vedere Schick nel suo ruolo naturale di centravanti. E Di Francesco ce lo ha nascosto ancora. E` l’unico appunto che posso fare a lui, ma “the untouchable” va rimosso, specialmente quando e` di ostacolo al gioco della squadra.

  2. A mio avviso,per qualità tecniche e fisiche, vedrei bene Shick come giocava Cavani al Napoli.
    Unico riferimento in attacco con Perotti,Nainggolan ed Elsharawy dietro.
    Ovviamente con Dzeko in forma è giusto farli coesistere.
    Godiamoci il passaggio del turno come primi e piena fiducia al mister che sta gestendo in maniera ottimale il gruppo.
    Forza Magica Roma!

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