ROMA-ATLETICO MADRID, IL FACCIA A FACCIA – L’antro di Nyon come quello di Cuma, Totti come la famosa sacerdotessa di Apollo, la Sibilla Cumana. Vaticinio, destino o puro caso non conta, ciò che è noto e che fa male è che l’ex Capitano è stato costretto a disegnare il futuro della Roma non già coi piedi stavolta ma con le mani. Certo, ai giallorossi poteva andare meglio, forse però poteva anche andare peggio: se quelle contro Atletico e Chelsea sono partite proibitive, il doppio match con gli azeri del Qarabag non dovrebbe riservare particolari sorprese in termini di risultati. Fra poche ore Di Francesco accoglierà in casa Simeone per il primo round di una sfida molto fisica, in cui vedremo esplicarsi in campo due modi ben distinti di intendere calcio e profondamente ancorati in determinati dogmi tattici.

DI FRANCESCO, CHE ESORDIO – “Vorrei vedere una squadra determinata come quella che avremo davanti. Ci dovremo anche un po’ adeguare a loro. Una battaglia di quelle vere. Mi auguro che sia un esordio positivo, meglio delle ultime partecipazioni. È una partita delicata, determinante per la qualificazione”. Sarà una battaglia di quelle vere, dunque, in un campo mai sperimentato prima d’ora per mister Di Francesco: si tratta infatti della sua prima apparizione in assoluto in Champions League, visto che con la Roma in passato non riuscì a spingersi oltre i confini della Coppa Uefa. Dalle parole proferite in conferenza non sembrerebbe affatto intimidito: ha intenzione di schierare come sempre il 4-3-3 e non nasconde di “aver pensato qualcosa per metterli in difficoltà”. Palla in verticale, scarico, attacco alla profondità, mai più di due passaggi in verticale, queste sono le trame portanti del suo gioco con le quali tenterà di imbrigliare i “colchoneros”.

SIMEONE, CI PROVERAI ANCORA? – “La Champions è una competizione bellissima. Continuando così, prima o poi arriverà”, parole di chi non molla mai nonostante le cocenti sconfitte degli ultimi anni: “Una finale l’abbiamo persa a due minuti dalla fine, l’altra ai rigori, questo vuol dire che ci siamo andati vicinissimo e abbiamo fatto il massimo”. Dunque niente coppa dalle “grandi orecchie” al momento ma tanti trofei lo stesso, ben 5 in altrettanti anni: un’ Europa League, una Coppa del Re, una Liga e due Supercoppe spagnole. Se per Di Francesco il mantra è costruire in avanti e divertire, per Simeone è l’opposto, cioè lasciare il pallone fra i piedi dell’avversario e contrastarne le avanzate, a volte interrompendole direttamente sul nascere mediante un asfissiante pressing alto. Il Cholo ha costruito gran parte dei suoi successi alternando due moduli, il 4-4-2 e il 4-5-1: sa cambiare pelle a partita in corso, ma i principi di gioco rimangono sempre gli stessi: “L’Atletico Madrid – ha detto una volta Ancelotti – gioca come giocava Simeone: duro, concentrato e perfetto tatticamente”.

Paolo Sparla

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