Cassano e Mahrez, quello che poteva essere e non è stato

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ROMA-VERONA, IL FACCIA A FACCIA – Due compagini diverse, due giocatori diversi, due storie diverse. Il nesso che lega Cassano e Mahrez non può che essere uno: entrambi nel recente passato si sono trovati di fronte ad un bivio, entrambi non sono stati in grado di scegliere la strada propizia. Il talento di Bari vecchia è un talento vero. Nel 2001 giunse a Roma con la spensieratezza di chi aveva tutto da guadagnare e nulla da perdere, la strafottenza di chi sa di poter fare ma non fa perché procrastina a tempo indeterminato, sicuro di avere il destino fra le dita e di poterselo giostrare a piacimento. Un noto cantautore diceva che la lampadina che brilla il doppio dura la metà, e forse Cassano ne è l’esempio più lampante. 118 presenze con la maglia giallorossa e 39 gol totali: alcuni fantastici e nati da intuizioni soliste, altri ancora più belli e partoriti insieme ad uno dei migliori Totti di sempre. Passaggi di prima, veli, dai e vai, colpi di tacco, sofisticherie per palati fini, bandierine spezzate in due, un pizzico di follia, tutto questo permise a Cassano, a soli 23 anni, di realizzare il sogno di una vita. Arrivò al Real, un buon inizio poi il cortocircuito: rapidamente scalò verso il basso le gerarchie all’interno della rosa. Venne Capello, il suo ex allenatore, Cassano ebbe un moto d’orgoglio ma fu evanescenza totale. Così eccolo alla Samp, al Milan, all’Inter, al Parma e di nuovo alla Samp, fino al principio di quest’estate. Il 10 luglio 2017 diventa ufficialmente un giocatore del Verona: nei giorni seguenti però comincia a manifestare la volontà di lasciare il club. Dopo un susseguirsi di ripensamenti su ripensamenti, a fine mese risolve consensualmente il contratto coi gialloblu. Un’altra cassanata, in attesa dell’ennesima cassanata, perché Cassano ufficialmente non ha ancora appeso gli scarpini al chiodo.

MAHREZ – Ben diversa è la storia di Mahrez. Lui alla Roma non ci è mai stato, anche se tutti (o quasi) fino a poco tempo fa avrebbero giurato che ci sarebbe potuto essere. L’algerino è stato il protagonista della telenovela più chiacchierata del mercato estivo. Mancino naturale, ottima tecnica di base, buon dribbling, dà il meglio di sé sull’out destro, dove è in grado di puntare l’uomo, convergere e calciare verso la porta col suo piede preferito. Monchi lo aveva individuato come degno, e forse più che degno, sostituto di Salah. Quindi lo puntò, lo inseguì, ne percepì l’odore fino ad inebriarsene, poi inciampò: il Leicester non cedette minimamente alle lusinghe e non scese mai dalla pretenziosa richiesta di oltre 44 milioni di euro nonostante l’esplicita apertura dell’algerino ai giallorossi. Due giocatori tremendamenti opposti, dunque, Cassano e Mahrez: il primo artefice del proprio destino, sia pure con tutte le scelleratezze del caso, il secondo ancorato fermamente alle volontà della società, almeno per il momento. Roma-Verona è anche la sfida di chi non c’è ma ci sarebbe potuto essere.

Paolo Sparla

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