LIONE-ROMA, L’ANALISI TATTICA – Quarta sconfitta nelle ultime cinque gare per una Roma che non riesce più a limitare i danni di un momento dove gli impegni ravvicinati, uniti al valore degli avversari incontrati, generano gare dalla difficoltà molto elevata. I giallorossi concludono il primo gruppo di partite, di tale ciclo impegnativo, lasciando qualche perplessità di troppo e, soprattutto, con gli esiti finali delle 3 competizioni (campionato, Coppa Italia, Europa League) tutti legati a situazioni di rincorse e ricorsi disperati e ad imprese alquanto ardue.

MODULI E SVILUPPISpalletti conferma il modulo 3-4-2-1 che per larghi tratti di gara è più un 3-5-2, grazie a Nainggolan, vero ago della bilancia nel decidere sul campo gli equilibri della squadra. Il Lione sviluppa un 4-3-3, fatto di fraseggi verso l’imbuto centrale, con le sovrapposizioni degli esterni difensivi che, soprattutto nel secondo tempo, diventano appoggi costanti all’azione offensiva, e che si trasforma in fase difensiva in un 4-4-2, con Valbuena che scivola a sinistra sulla linea dei centrocampisti.

IL TIMORE REVERENZIALE INIZIALE DEL LIONE, LA ROMA CHE GRADUALMENTE PRENDE CAMPO – La prima parte di gara vede il Lione andare a prendere subito alti Bruno Peres ed Emerson, e sarà questo l’unico punto in comune dei francesi nelle due frazioni di gioco, perché l’atteggiamento dei transalpini, inizialmente, è di grande rispetto e timore dell’avversario, con un ripiegamento costante sotto la linea della palla con buona parte degli effettivi, con i centrocampisti che in base alla propria zona di competenza gestiscono i movimenti di Nainggolan. Lacazette si sacrifica in copertura cercando di chiudere le linee di passaggio centrali, con Valbuena e Ghezzal che ripiegano immediatamente. La Roma tiene Dzeko e Salah vicini centralmente sul fronte avanzato senza chiedere ripiegamento, con il bosniaco che in fase di possesso vuole fare venirsi a prendere fuori dai centrali difensivi avversari per lasciare Salah al taglio centrale alla linea difensiva. L’unica difficoltà iniziale dei giallorossi del primo tempo è la non immediata uscita in palleggio sulle corsie esterne, con Peres e Emerson che finché non riescono ad alzare il baricentro, faticano a dare ampiezza, obbligando la squadra a un palleggio centrale. Ma non appena i capitolini cominciano a risolvere questa criticità, l’azione offensiva comincia a prendere quota in maniera netta, soprattutto sul lato destro con Valbuena che fatica in fase difensiva, lasciando spesso Morel 1 contro 1 con Bruno Peres, con la Roma che palleggia bene sia dietro le linee che in ampiezza, disponendo del Lione ogniqualvolta trovi le accelerazioni. Il primo tempo è quasi un monologo dei giallorossi, che mettono per 4 volte l’uomo davanti al portiere avversario, legittimando il vantaggio nei confronti di un avversario al quale concede, in 45 minuti, esclusivamente calci piazzati in seguito a ingenui falli commessi su avversari girati di spalle o che non erano pericolosi nell’immediato.

SECONDO TEMPO IN AFFANNO IMMEDIATO – Una prima frazione di gioco cosi autoritaria non può lasciare presagire ad una ripresa dai risvolti inattesi e inquietanti, ma quello che si materializza col passare dei minuti rappresenta un campanello d’allarme non solo nell’ambito della gara in se, ma di una valutazione generale del momento attuale della Roma. Ma di fatto cosa succede nella ripresa? C’è che il Lione, sull’orlo del baratro, abbandona completamente il timore reverenziale, che lo aveva limitato e condizionato in maniera marcata nel primo tempo, per sfidare gli eventi e il risultato negativo con una sfrontatezza e una veemenza a tratti persino irriverente, in barba agli equilibri e al rischio di allungarsi inesorabilmente sul campo.

IL LIONE DA DEI VANTAGGI MA LA ROMA NON LEGGE E CROLLA – Il Lione è a trazione anteriore, senza equilibri e con un baricentro molto alto, e comincia a produrre un onda d’urto imponente, con una spinta costante e una manovra avvolgente che vive di sostegno continuo dei terzini e combinazioni deliziose nell’imbuto centrale davanti alla linea difensiva giallorossa. Il gol del pari è un capolavoro di tecnica e interscambio tra i giocatori avanzati e indirizza definitivamente la gara verso un copione ben delineato. I francesi fanno capire che non si fermeranno e starà ai giallorossi cercare di reggere l’impatto, se ne saranno capaci, e ripartire in contropiede cercando di sfruttare spazi e transizioni assolutamente gratuite. Il Lione esce bene, in fase di possesso, sull’esterno, mettendo palla alle spalle di Peres e Emerson, con i giallorossi che scivolano inevitabilmente tardi, appunto sull’esterno, con i 3 mediani e i 3 centrali difensivi. La sfrontatezza dei francesi prosegue imperterrita, senza equilibri tattici di sorta, e l’impressione è che chi fa gol vinca la gara, con Genesio che sfida Spalletti con un 4-2-4 ultraoffensivo, inserendo Fekir perché vuole portare a casa il successo. La Roma ha così l’opportunità di infierire sull’atteggiamento tattico avversario, ma la sorte premia la voglia di vincere dei francesi, proprio con il neo entrato che dimostra cattiveria e determinazione nella maniera con la quale confeziona il gol del sorpasso, portando a spasso tutta la linea difensiva capitolina. Cattiveria e determinazione che manca invece, proprio ai giallorossi, negli ultimi 30 metri dalla porta di Lopes, dove sbagliano sempre scelte, rifiniture, ultimo passaggio e conclusioni, perché soprattutto Dzeko appare inesorabilmente stanco, svuotato e non ispirato. Per il Lione è un continuo tiro al bersaglio che esalta Alisson, mentre nella metacampo opposta, ogni ribaltamento di fronte dei giallorossi è un rammarico continuo di gestioni di palla infelici. A completare il quadro drammatico della Roma è la condizione fisica, che cala inevitabile (per via del dispendio di energie della gara e delle partite precedenti) in maniera brutale e repentina, nei 10 minuti finali, con i giallorossi che li trascorrono tutti a scappare verso la propria porta, senza criterio. E a quel punto il gol della resa definitiva diventa inevitabile.

Maurizio Rafaiani

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