Analisi Tattica. Poca ispirazione, attacco velleitario e giocatori scarichi: Roma, che confusione!

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ROMA ATALANTA ANALISI TATTICA – La Roma non c’è più ed è pieno di tristezza e mestizia il suo definitivo abbandono del tavolo dello scudetto. Una fine dei giochi che arriva dopo 180 minuti (le 2 gare con Sassuolo e Atalanta, che avrebbero dovuto confermare la sua classifica) dove i giallorossi non sono mai stati in grado di gestire scelte di gioco e palleggio, abbassando in maniera drastica quella che fino a poche settimane era la sua caratteristica di livello assoluto: la produzione offensiva. A riprova di questo non sono bastati tutti i giocatori più offensivi della rosa contemporaneamente in campo, nel finale di gara, per sortire gli effetti sperati, tutti al di sotto delle proprie possibilità, e nel momento più basso di rendimento stagionale. E quando anche il truce cipiglio di Kolarov è un ricordo, che lascia spazio al linguaggio del corpo di un serbo spaesato, smarrito e poco ispirato, diventa evidente come sia il momento down contemporaneo dei suoi giocatori di maggiore qualità a scavare e affossare definitivamente ambizioni e velleità.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Per Di Francesco il 4-3-3 consueto, con un terzetto di centrocampo obbligato, e con Schick che si riaccomoda in panchina. Gasperini, che se la era giocata anche al San Paolo, schiera il consueto 3-4-3, ma sfrontatissimo negli interpreti, con Ilicic e Gomez a supporto di Corneliuss, con De Roon e Freuler a gestire la mediana compatta intorno ai 3 centrali difensivi e Hateboer e Spinazzola che allargano il campo.

LA ROMA PARTE BENE – I primi 15 minuti sono un marchio giallorosso molto netto, con gli orobici che non trovano i tempi del pressing che, al contrario, la Roma sembra ritrovare in quello ultra offensivo dei tempi migliori, con Perotti ed El Sharaawy che vanno a scalare molto alti e con la linea difensiva di Fazio e compagni sempre pronta ad accorciare e scalare avanti. La palla circola bene, così come le catene consentono di guadagnare agevolmente la linea di fondo.

PRIMA IL GOL, POI IL CROLLO – Quando meno te l’aspetti sopraggiunge l’irreparabile, con Fazio che si fa sorprendere da Corneliuss (nei confronti del quale non legge il piede forte, permettendo la battuta a rete) e porta il primo colpo all’equilibrio labile romanista, tanto che il secondo gol è un’inevitabile conseguenza del pesantissimo contraccolpo subito dagli uomini di Di Francesco dopo la prima rete. in tale occasione il deludente Strootman ritarda il ripiegamento non arrivando in tempo sulla battuta a rete di De Roon a rimorchio.

L’ATALANTA FA DENSITÀ – Con Corneliuss ad allungare, e Ilicic (che attenziona Gonalons) e Gomez che gli vanno a giocare negli spazi dietro, l’Atalanta si allunga molto sul campo, con Hateboer che spinge molto in ampiezza a destra, e vuole rispondere tenendo il baricentro alto, regalando spazi importanti sugli esterni, ma la Roma è frastornata e non riesce più a ripartire velocemente sulle ali. La densità centrale dell’Atalanta comincia gradualmente a fare sì che ci siano spazi esterni, più che tra le linee, ma la produzione offensiva della Roma si ferma ad una serie di traversoni, sia aerei che radenti, che non trovano cittadinanza in Dzeko (stretto nella morsa dei 3 centrali), e con il bosniaco molto pigro, che non allunga la difesa avversaria, non tenendo la palla che perde sistematicamente. La poca ispirazione del portatore di palla giallorosso induce in altri anche iniziative personali, visto che gli uomini di Gasperini lavorano molto su marcature quasi fisse, con Freuler su Pellegrini e De Roon su Strootman, ma il primo tempo trova un sussulto solo nei minuti finali, quando gli orobici restano in 10 regalando l’illusione alla Roma di potere rimanere in gara.

I CAMBI DELLA RIPRESA – Se per la Roma sarebbe opportuno nell’intervallo sostituire uno spento Strootman in luogo di Schick, in funzione della superiorità numerica, la prima mossa spetta comunque a Gasperini, che ricompone il centrocampo a 4 con Cristante (esce ilicic) che si posiziona a fianco di Freuler e quando Schick subentra a Pellegrini (misteriosa la sostituzione del, fino a quel momento, centrocampista più ispirato) è presto delineato il copione della gara. Per i giallorossi un 4-2-3-1, con l’Atalanta che si difende e cerca di ripartire, mentre per la Roma l’imperativo è la pazienza, girare palla e non essere frenetici, con Perotti a cercare superiorità su una o l’altra corsia esterna. Ma come col Sassuolo sono troppi gli errori banali nel palleggio e gestione palla e la costruzione del gioco giallorosso vive sempre del deficit dell’imprecisione.

ENTRA SCHICK, SEGNA DZEKO – L’ingresso di Schick vede il primo ricorso nella ricerca di innalzare il potenziale offensivo della squadra, si passa al 4-2-3-1, con Dzeko che non è più solo contro 3 avversari, proprio perché il ceco gliene porta via almeno 1, e una volta trovato il gol la Roma dovrebbe avere pazienza, non essere frenetica, e ricorrere alla manovra aggirante per trovare spazi importanti e decisivi. Gasperini fa rifiatare Corneliuss, sfiancato dalle transizioni e ripartenze, con Petagna, ma l’errore più grande lo commette ancora la Roma, con Manolas che va in gestione palla, mentre Fazio sparisce inspiegabilmente e definitivamente dalla gara. Entra Cristante, che si posiziona a uomo su Strootman, mentre Freuler va su Gonalons, ma la tenuta degli orobici non è più solida, e anche Masiello fa il suo ingresso (esce Gomez), ridisegnando l’Atalanta in un 4-4-1. La carta della disperazione si chiama Under, con i giallorossi in un 4-1-4-1 finale che non riesce comunque a mettere qualità nelle giocate. Troppi giocatori in fase down contemporaneamente, una velleitaria fase offensiva, la poca ispirazione nella gestione del possesso sanciscono l’ennesima sconfitta. Nel finale Peres per Florenzi non sposta nulla.

CONSIDERAZIONE TATTICA SU SCHICK – Constatata la scarsa vena realizzativa della squadra, a fronte di una fase difensiva che non rimane più unica ancora di salvataggio della stagione ormai compromessa in termini di primo posto, ci chiediamo se non sia il caso di una coesistenza obbligata tra Dzeko e Schick che passi attraverso l’analisi delle caratteristiche dei due giocatori. Perché il bosniaco conferma costantemente come la sua occupazione dell’area e i movimenti di attacco alla porta (specie su palla proveniente dalle corsie esterne) non siano adeguati, mentre sia imponente la sua capacità di cucire gioco e ricavarsi spazi decisivi e rifiniture quando si muove e si tira fuori dall’area, giostrando da seconda punta. Cosi come Schick prediliga la ricerca degli spazi profondi, dell’allungare l’avversario anche puntando palla al piede e convergendo, in una sorta di punta più propensa e predisposta ad occupare l’area, rispetto al compagno di reparto.

Maurizio Rafaiani

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6 Commenti

  1. Ma questa grande produzione di gioco offensivo, al di là delle grottesche statistiche del pre-partita, dov’è che lo avete visto, anche in passato? Un capitolo a parte lo meriterebbero i moduli di gioco: 4-3-3 fisso (per carità), al massimo 4-1-5 della disperazione sempre attuato senza alcun risultato apprezzabile per altro…Mah.

  2. Niente da fare. Non gli entra nella zucca. E si fanno pure chiamare analisti. Analisti de che? Quasi tutti gli addetti ai lavori sono rimasti scettici alla notizia dell’acquisto di Schick. A parte considerazioni sull’enorme cifra sborsata, si parla di ben 42 milioni cioè la cifra per cui è stato venduto Salah, considerato che Schick alla Samp ha giocato poco, considerato che Schick è stato scartato dalla Juve per motivi poco chiari, il fatto è esclusivamente tattico. E’ inutile, come sembra fare l’analista, dire se Schick rispetto a Dzecko gioca 10 metri indietro o 10 metri in avanti, se un po’ a destra o un po’ a sinistra. Schick è un centravanti. Punto. Dzreko è un centravanti. Punto. Al giorno d’oggi non si gioca con 2 centravanti. Con 2 centravanti oltrettutto che non indietreggiano. Avete visto Higuain ieri che all”80esimo minuto correva dietro agli attaccanti del Cagliari?

  3. Io penso che un allenatore con un po’ più di fantasia farebbe giocare proficuamente insieme Dzeko e Schick (che per me è forte). Purtroppo da Difra per ora ho visto solamente un 4-3-3 scolastico, noioso e prevedibile, salvo poi passare per disperazione a sterili e anche un po’ patetici 4-2-4 o 4-1-5 (!). Comunque è certo che Di Francesco avrebbe voluto un esterno clone di Salah (Mahrez) e non uno Schick. Aggiungo che per me Perotti, di sicuro non il peggiore in questo girone di andata, è un giocatore limitato: un attaccante che non va oltre i 2/3 gol su azione in stagione non è da Roma.

  4. Ieri dopo quattro partite vergognose si sono definitivamente palesati i limiti di questo allenatore, presuntuoso ed inadeguato ;spero che lo esonerino subito onde evitare ulteriori figuracce.

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