ROMA-NAPOLI, L’ANALISI TATTICA – La Roma segna ancora il passo, consegue la terza sconfitta nelle ultime quattro gare e abbandona definitivamente le residue speranze di scudetto, rimettendo in gioco, al tempo stesso, il secondo posto che dà l’accesso diretto alla Champions, proprio a favore del Napoli. I campani dominano incontrastati, per la quasi totalità dei 90 minuti, una gara non bella ma estremamente sintomatica del momento di appannamento dei giallorossi, che ritorna in bilico clamorosamente solo nei minuti di recupero.

MODULI E NOVITÀ NEGLI UNDICI DELLE DUE SQUADRESpalletti fa un passo indietro e abbandona il 3-4-2-1 degli ultimi tempi a favore di un 4-2-3-1 che esclude contemporaneamente Bruno Peres, ma soprattutto Salah e la sua capacità di ribaltare l’azione ed allungare l’avversario. Nainggolan si sistema alle spalle di Dzeko, con El Shaarawy a sinistra e Perotti a destra. Sarri mantiene il suo assetto (4-3-3) con Jorginho davanti alla difesa e la quantità di Rog a dare corposità alla meta campo dei partenopei.

SVILUPPI DI UNA GARA BEN PRESTO DELINEATA – L’inizio gara sviluppa subito il tema cardine caro al Napoli, che vive del suo gioco improntato sugli sviluppi marcati sulla fascia sinistra, con i reparti corti attraverso un possesso palla sempre codificabile su gioco avanti/scarico/gioco avanti, con la linea difensiva sempre pronta a lavorare sull’elastico, pronta ad accorciare avanti o a scappare in base alle letture di gioco. Perotti, a destra, deve ben presto accettare di ripiegare in fase difensiva per evitare di lasciare Rudiger 2 contro 1 con Insigne e Ghoulam, e con Hamsik che obbliga Strootman ad attenzioni che limitano poi l’olandese una volta conquistata palla. Nei rari momenti in cui i giallorossi riescono ad alleggerire la pressione avversaria e a prendere campo, De Rossi gestisce male il giro palla, accerchiato dal centrocampo azzurro, e Nainggolan fatica a trovare spazi ai lati di Jorginho, nonostante l’italo-brasiliano si limiti solo a difendere di posizione, senza mettere pressione.

NAPOLI PADRONE DEL CAMPO – Il Napoli scala molto bene sempre alto, soprattutto con i 3 attaccanti, scivolando in zona palla e inibendo il palleggio della Roma che ha sempre una riconquista sempre troppo bassa della sfera e una transizione prolungata (ma soprattutto lenta) perché le manca la possibilità di uscire sulla velocità di esterni che di fatto non sono presenti in campo. La Roma è così obbligata al recupero palla basso e ben presto soprattutto ad alzare palla su Dzeko per uscire da dietro e provare ad alzare il baricentro e prendere campo, anche perché dietro alle linee la palla viaggia poco o nulla. Ad accentuare le difficoltà giunge inevitabile il vantaggio del Napoli, con Manolas e Fazio che per tutta la gara non riescono a gestire un 2 contro 1 centrale molto agevole su Mertens, senza altre difficoltà di lettura, perché Hysaj non spinge, Callejon non taglia mai e Juan Jesus può dedicarsi dalla sua parte ad una ordinata fase difensiva senza subire inferiorità numerica. Così, detto del controllo anche della propria fascia destra, da parte della Roma diventa inevitabile evidenziare in maniera decisiva la mancata collaborazione dei centrali difensivi, cosa che avviene invece nella meta campo opposta dove Albiol e Koulibaly si gestiscono, con la loro fisicità, quella di Dzeko.

RIPRESA ALLA RICERCA DELLA VELOCITÀ PERDUTA – Nel secondo tempo El Shaarawy e Perotti si invertono di posizione, ma Fazio prosegue nella sua infelice interpretazione prima regalando palla in uscita, per poi perdere Mertens a centro area sulla ripartenza conseguente e consegnando già dai primi minuti la gara definitivamente agli avversari. Spalletti corre si ripari e opera un doppio cambio, con Salah e Bruno Peres che vanno a dare agli sviluppi di gioco della squadra quella velocità che era clamorosamente mancata nella prima frazione di gioco, mantenendo il 4-2-3-1, che col passare dei minuti sfocerà in un 3-1-4-2, con Salah e Dzeko al centro, Perotti e Bruno Peres larghi a cercare di dare ampiezza e, attraverso l’ 1 contro 1, mettere palloni in mezzo. La gara diventa solo una sfida di nervi, con i giallorossi che vogliono la velocità e il Napoli che vuole addormentare la gara col palleggio e ripartire dietro la linea difensiva avversaria. Per 80 minuti i partenopei dispongono degli avversari e Sarri inserisce prima Zielinski e successivamente Milik, per cercare di non farsi schiacciare e trovare anche le possibilità di evitare un eventuale forcing finale, qualora la Roma trovasse il gol. La reazione, più di nervi che di gioco, degli uomini di Spalletti genera comunque qualche situazione propizia, più un palo che apre gli scenari a un finale di gara dove ritorna a fare capolino l’imponderabile del calcio, che vede i giallorossi trovare il gol con Strootman e sfiorare l’incredibile pareggio.

L’UNICO INTERROGATIVO DELLA GIORNATA – È legato alla rinuncia in avvio della velocità di Salah, assolutamente decisiva nella gara di andata.

Maurizio Rafaiani

  • Mikele

    Purtroppo l’assenza di Salah, pur alquanto inspiegabile, non esaurisce i problemoni della Roma. A mio avviso il problema più frustante è una panchina davvero striminzita e cervellotica, composta da ex calciatori da serie A, flop di mercato e riserve inadeguate. In più non si approfitta in tanta carenza neanche del rinomato vivaio, che non viene preso in considerazione per un minutaggio reale almeno per il futuro, vista la cassa societaria languida. Per quanto detto, ribadisco che gli strombazzamenti giornalistici sul possibile scudetto sono davvero fuori luogo, di contro ad una Juve superdotata di titolari e di seconde linee che fatico a chiamare riserve. Lo stesso Napoli dispone di una panchina molto più affidabile.

  • Giov 2008

    “Il Napoili…scivolando in zona palla..”.ormai i giornalisti calcistici parlano una lingua tutta loro, incomprensibile ai più,composta da tecnicismi di ultima generazione, paroloni che fanno sembrare tutto così importante sù in alto nelle galassie, quando invece il gioco del calcio è il gioco più semplice che ci sia.