Analisi Tattica. Le accelerazioni di El Shaarawy e Salah consegnano alla Roma i tre punti dal sapore di Champions

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ANALISI TATTICA – Tre punti in rimonta e qualificazione diretta in Champions League quasi in cassaforte, per la Roma che sotto la gestione Spalletti finirà per scrivere l’ennesimo record ininfluente della propria storia (massimo numero di punti in un campionato), col grande rammarico di avere trovato ancora una volta sulla propria strada (come fu con l’Inter del triplete) un avversario in grado di fare ancora meglio, e di riscrivere la storia, raggiungendo livelli mostruosi; ma probabilmente tra questa Roma, e la Juventus vincente di 6 scudetti consecutivi, rimarrà sempre la differenza di atteggiamento mentale, che per alcuni interpreti giallorossi è venuto a mancare nella giornata odierna.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCOSpalletti non rischia Nainggolan, mantenendo Paredes a fianco di De Rossi a palleggiare in mezzo al campo, con Strootman che accompagna molto l’azione offensiva negli spazi che si creano alle spalle di Dzeko, nuovamente punta centrale dopo la parentesi perottiana di 7 giorni orsono,mentre il resto delle scelte sono un segnale di continuità con tale vittoriosa gara; Maran prova a sorprendere la Roma scegliendo un 4-2-3-1 dove in mezzo al campo Radovanovic detta i tempi e Bastien, partendo dal suo fianco in mediana, gli va spesso a giocare davanti creando una linea di passaggio che spesso si conforma ai movimenti dietro alle linee di Birsa, che da destra viene a giocare dentro al campo fraseggiando con Castro; un Castro molto ispirato, che va a giocare nel corridoio tra Rudiger (preso in mezzo tra Castro e De Paoli)e Manolas, creando turbativa al greco che con Fazio deve gestirsi Inglese.

ROMA LUNGA MA PADRONA DEL CAMPO, CHIEVO PRATICO CHE SFRUTTA AMNESIE DIFENSIVE GIALLOROSSE – In 90 minuti la Roma mette in campo tutto il meglio e il peggio del proprio repertorio, con il potenziale offensivo ancora una volta evidente al quale fa da contraltare una fase difensiva approssimativa e poco attenta in alcuni interpreti,specie Manolas, con i clivensi (sempre pronti ad accorciare in avanti) che per ben due volte nel primo tempo scappano, con la Roma costretta ad inseguire ed interrogarsi sulle proprie amnesie difensive; dopo una brevissima parentesi iniziale,in cui la Roma non riesce a palleggiare pulita da dietro con i centrali difensivi, e De Rossi non riesce a trovare subito gli spazi, la squadra diventa padrona del campo e della gara,sin dai minuti successivi,sia per supremazia territoriale,che possesso palla e capacità di penetrazione, e al Chievo non rimane che cercare di limitare i danni e ripartire immediatamente in verticale dopo il recupero palla(molto basso), per innescare i colpi di Birsa,le accelerazioni di Castro e le sponde di Inglese; la Roma palleggia da subito,e trova molte linee di passaggio aperte, perché il Chievo pur mettendo pressione davanti alla propria metacampo,perde molti duelli in mezzo al campo, con Paredes e De Rossi che possono muoversi indisturbati, dove nessuna attenzione particolare viene prestata dagli uomini di Maran, se non quelle contingenti, e Salah e El Sharaawy sorprendono sempre gli esterni difensivi opposti nei movimenti senza palla, e nelle accelerazioni; Strootman si muove molto in verticale,e quando la squadra recupera palla bassa riparte su Salah e El Shaarawy, finendo però per allungarsi, perché la linea difensiva non accorcia subito e i centrocampisti non sempre riescono ad accompagnare l azione offensiva; nel primo tempo la Roma gioca, il Chievo riparte e con Castro sfrutta un duello aereo perso da Manolas (come nel derby di 3 settimane fa con Immobile), con Rudiger che non legge la seconda palla e De Rossi che ignora il movimento ad entrare in area di Castro stesso, per capitalizzare al massimo la prima azione di alleggerimento della gara; se poi El Shaarawy rimette subito le cose in carreggiata, è ancora Manolas (che comunica male con Fazio) a regalare il nuovo vantaggio ai clivensi; ma il cinismo e pragmatismo del Chievo si spegne sul nuovo riaggancio di Salah, ed è fondamentale per i giallorossi impattare la gara prima dell intervallo.

RIPRESA DAL VOLUME DI GIOCO OFFENSIVO IMPONENTE, MA CON UNA FASE DIFENSIVA TROPPO PASSIVA – Al rientro in campo Maran è costretto a togliere per infortunio Castro, e prova a sfruttare l assetto eccessivamente lungo dei giallorossi, inserendo Pellissier, che va a cercare la collaborazione di Inglese, e con Birsa che va ad operare dietro alle due punte; il Chievo cerca di ripartire e, soprattutto, di accorciare, riuscendo a prendere campo in alcuni frangenti,ma concede alcune profondità decisive alla Roma; a quel punto la gara diventa decisiva nelle metà campo offensive, con la Roma che sfrutta certi spazi in ripartenza, mentre il Chievo nonostante i giallorossi perdano in brillantezza col passare dei minuti (spesso in ritardo sulle seconde palle difensive,e poco attenti nelle catene esterne, che concedono troppi cross dall esterno), non trova la zampata vincente per rientrare in gara; come accaduto altre volte, la Roma difende con un sottopalla in maniera passiva la sua area, e buon per Spalletti che il Chievo non ha lo spessore giusto nei suoi attaccanti,cosicché negli spazi e nelle combinazioni e tagli centrali i suoi uomini trovano i due gol per l’allungo decisivo; la Roma supera il momento in cui il Chievo produce il massimo sforzo alla ricerca del pari, entrando nell ultimo quarto di gara col doppio vantaggio rassicurante, e con l’ingresso di Nainggolan che contribuisce a serrare ulteriormente i reparti con un centrocampo dove i l belga si posiziona sul centro sinistra, e Strootman sul centro destra, lasciando De Rossi e Paredes davanti alla difesa; con i 3 punti a portata di mano c è spazio sia per Perotti, che per la passerella di Francesco Totti, con Dzeko che prima combina con Salah per il gol dell allungo decisivo, poi chiude l’incontro con un gol di rara fattura,dove la conclusione di prepotenza giunge nuova, rispetto alle abitudini del bosniaco.

Maurizio Rafaiani

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