Analisi tattica. Alla Roma manca l’ultimo passaggio per sorprendere la difesa del Lione

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ROMA-LIONE, L’ANALISI TATTICA – La Roma esce dall’Europa sbagliando un tempo su 4, nei 180 minuti totali di gioco, ma nel computo finale risulta essere decisiva proprio la seconda frazione di gara della partita di andata di 7 giorni fa. La squadra giallorossa esce a testa alta con una prestazione dove per larghi tratti comanda il gioco a tutto campo, rischiando veramente pochissimo (in termini di occasioni gol concesse all avversario) e producendo un numero importante di opportunità che si infrangono sugli avversari o i montanti della porta.

MODULI E SVILUPPI – Con il recupero di Bruno Peres, è ancora il 3-4-2-1 il modulo prescelto (5-3-1-1in fase difensiva). Così come scontato è l’11 titolare che ne consegue e che ricalca quello finora più adottato, con la sola eccezione di Mario Rui che batte tutta la corsia sinistra. Il Lione, come all’andata, sviluppa un 4-3-3 camuffato dalla posizione di Tolisso, che agisce spesso alle spalle di Lacazette facendo diventare, in fase di possesso, un 4-2-4 molto offensivo che scala in avanti cercando di togliere spazi e tempi di gioco alla Roma.

GARA DELINEATA SUGLI ESTERNI – Nonostante il tentativo dei francesi di inibire le fonti di gioco avversarie già dalla propria trequarti, la Roma ha da subito un forte impatto sulla gara, con Dzeko che riesce ad allungare molto bene la linea difensiva avversaria, obbligandola a correre verso la propria porta, nonostante l’intento di Genesio sia di cercare di non fare prendere campo e supremazia territoriale. I giallorossi serrano i tempi di gara da subito grazie agli sviluppi esterni, con un uscire sistematico e ben orchestrato sulla corsa di Bruno Peres e Mario Rui, che riescono a mettere palloni importanti alle spalle della linea difensiva francese. L’impronta della prima ora di gioco sarà, per entrambe le squadre, quella di uscire con la manovra esternamente, perché nessuna delle due formazioni vuole perdere palla in mezzo al campo, che potrebbe rivelarsi letale. Il vantaggio del Lione è l’unico lampo francese dei primi 45 minuti di gioco, con la Roma che ha il grande merito di non accusare il colpo e trovare immediatamente il pari, anche perché raggiunge senza problemi i 30 metri finali con i suoi sviluppi di gioco esterni. L’azione offensiva è a tratti tambureggiante e sono almeno 4 le palle gol costruite. Il primo tempo è questo, con un quesito legato anche all’intraprendenza di Mario Rui, che non punta mai l’avversario nell’1 contro 1, scaricando spesso palla e non trovando la possibilità di creare superiorità numerica, e limitandosi unicamente ai traccianti radenti dalle corsie laterali.

SECONDO TEMPO D ASSALTO FRENETICO E NON SEMPRE RAGIONATO – Ma il primo tempo dirà anche che manca cattiveria in zona gol e, soprattutto, un giocatore da ultimo passaggio, perché la squadra arriva senza problemi nei 30 metri finali, ma manca spesso l’ultimo passaggio pulito, l’imbucata, l’intuizione che sorprende la linea difensiva dei francesi, la creazione di qualche superiorità numerica, con Salah e Peres che sbagliano buona parte delle scelte e letture, con Dzeko che continua a soffrire la morsa dei due centrali avversari sulle palle aeree. La Roma corre molto, e ogni tanto deve inevitabilmente rifiatare e il Lione, appena può, continua a scalare alto, riuscendo ad alleggerire la pressione giallorossa, con Tolisso e Lacazette che giocano in verticale, e in fase di non possesso chiudono le linee di passaggio per il palleggio di De Rossi.

I CAMBI AUMENTANO LA QUALITÀ, MA IL GOL È UN DONO CHE POCHI HANNO,E SE DZEKO È STANCO…Spalletti toglie il sempre più confusionario Peres per la vivacità di El Shaarawy, che ha un impatto immediato sulla gara, non tanto per il gol, quanto per l’indice di pericolosità, sempre superiore a quello del brasiliano, nonostante debba operare su una corsia che non è notoriamente di suo gradimento, perché diventa importante in questo frangente puntare sempre la porta senza esitazioni. Sul 2 a 1 mancano ancora 30 minuti, ma la fortuna aiuta gli audaci, perché il Lione non specula sul risultato, anche a costo di allungarsi sul campo, e alterna la fase di spinta (sempre sugli esterni), ad un atteggiamento ostruzionistico attraverso il quale spezzetta il gioco, con i francesi sempre a terra nel tentativo di allentare la pressione del forcing giallorosso. Perotti prima e Totti poi, fanno il loro ingresso in campo nella parte finale della ripresa, ma anziché ricevere in cambio un potenziale offensivo, finiscono per intasare gli spazi offensivi (con la difficoltà ora, della Roma, a presidiare la trequarti sulle respinte e sulle seconde palle), riuscendo in poche sporadiche intuizioni, vanificate dalla poca precisione di chi si trova tra i piedi la palla decisiva per la rifinitura o la conclusione, senza incidere come sperato. Fino alla fine la squadra ci prova, dimostrando una condizione all altezza del momento stagionale, ma il gol che divide la Roma tra la gloria e la mestizia non arriva, condannando i giallorossi ad abbandonare (comunque a testa alta) il palcoscenico europeo.

Maurizio Rafaiani

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