ANALISI TATTICA – La Roma raggiunge il terzo indizio che costituisce la prova e si consegna, per la terza volta in due mesi, ad una Lazio chirurgica nello sfruttare il sadismo e masochismo tattico che i giallorossi recitano in campo, colpevolmente, e ancora una volta incapaci di imparare dagli errori delle gare precedenti; la lotta al secondo posto diventa ora una disperata corsa dove i nervi dei giallorossi, contrapposti alla brillantezza del Napoli, giocheranno un ruolo decisivo molto piu del calendario.

MODULI E SVILUPPISpalletti sceglie il modulo verso il quale ha virato nelle ultime settimane,un 4-3-3 che diventa un 4-2-3-1 con Nainggolan a decidere ancora una volta gli equilibri, in uno schieramento che vede El Shaarawy e Salah sugli esterni, mentre dietro sono i terzini Rudiger e Emerson a completare le due catene esterne, mentre De Rossi fa il suo rientro davanti ai due centrali con compiti difensivi che,all atto pratico, si riveleranno inutili per quanto la squadra si allunghi in fase di ripartenza della Lazio; biancocelesti che, di contro, scelgono ancora una volta il medesimo modulo e l’atteggiamento tattico con il quale hanno gestito e ottenuto il passaggio alla finale di Coppa Italia; e ancora una volta sembra andare in onda il replay delle due gare precedenti di coppa, con la conferma definitiva di come la Roma non sia in grado di interpretare gare in cui l’avversario sceglie una tattica di attesa sfruttando le troppe criticità evidenti di una squadra che nei momenti topici non vive e non legge la gara sia negli interpreti in campo che esterni.
L’ILLUSORIA FIAMMATA INIZIALE E IL SUCCESSIVO TRIONFO DEL NULLA – L’avvio di gara è un perentorio predominio della Roma, con la squadra padrona della metacampo biancoceleste, dove staziona e palleggia in maniera prepotente con un recupero palla immediato volto a soffocare il tentativo di ripartenza degli uomini di Inzaghi; ma ancora una volta il copone comincia a delinearsi in maniera sinistra,ed è la solita occasione propizia di Dzeko, che si spegne centralmente su Strakosha che alza sopra al montante la conclusione velleitaria del bosniaco, a presentare il primo momento in comune con le gare precedenti; la Lazio, che fatica in maniera imbarazzante a spezzare il forcing iniziale giallorosso trova,la prima volta che riesce ad uscire dalla propria metacampo, il gol con Keita che per tutta la prima frazione di gioco cerca i movimenti principali nella zona tra Fazio (che è meno veloce)e Emerson (che è meno difensore), anziché andarsi a fare marcare nella zona di Manolas, e l’impatto che ha sull aspetto emotivo della gara risulterà decisivo; gli uomini di Inzaghi sono compatti negli ultimi 40 metri, con attenzione totale al corridoio centrale e lasciano completamente tutte le fasce e 50 metri di campo alla Roma, sfruttano le ripartenze negli spazi che il baricentro alto dei giallorossi concede; il palleggio della Roma, nonostante Fazio riesca ad entrare dentro al campo e palleggiare pulito da dietro,è troppo sterile,con gli spazi che non vengono mai trovati per la copertura totale della Lazio che chiude le linee di passaggio dall esterno verso il centro, e con grande umiltà si difende di squadra mettendo pressione al portatore di palla e difendendo non solo di posizione; Emerson e Rudiger hanno ampi spazi a disposizione,ma le letture sono approssimative (nessun affondo,o palla filtrante,o movimento sul dai e vai) e l’esasperazione sfocia in scontati,improbabili,e inutili traversoni verso il centro dell area, dove De Vrji annulla completamente la presenza di Dzeko, avulso e assente anche nella fase di raccordo; mentre in mezzo al campo Biglia e Nainggolan si attenzionano, Salah ed El Shaarawy danno ampiezza in campo,ma non sono mai in grado ne di creare superiorità numeriche,ne di uscire puliti dai contrasti o spazi stretti quando vengono a giocare dentro al campo,laddove già faticano Strootman e Nainggolan a trovare spazi dove andare col movimento senza palla.
LA ROMA NON TROVA SPAZI, NON SALTA L UOMO ED È PIGRA NEI RIPIEGAMENTI DIFENSIVI – Davanti manca l’inventiva di chi può saltare l’uomo (Perotti), vincere qualche duello fisico (Dzeko è svuotato), le punte esterne sono scontate, con Salah che quando non trova spazi dove distendersi tende sempre a rientrare e a crossare, così come El Shaarawy (che non va mai al cross di sinistro). Le criticità giallorosse continuano e diventano negative anche nella fase di ripiegamento, dove la Roma fa una fatica maledetta a correre verso la propria porta, con i giocatori pigri e poco propensi ad attuare un sotto palla minimo in grado di garantire una fase difensiva adeguata; così la squadra è spesso spezzata in due, con gli attaccanti della Lazio che si buttano negli spazi rincorsi dai difensori giallorossi spesso in parita numerica o 3 contro 2, con i centrocampisti e gli esterni in ritardo nel rientrare.
RIPRESA CON IL RITORNO DISCUTIBILE AL 3-4-2-1 – Nonostante manchi inventiva, la ripresa vede l’ingresso di Peres che ridisegna la squadra in in 3-4-2-1 che dovrebbe dare alla squadra un ampiezza che, di fatto, già aveva, mentre Inzaghi perde Lukaku (Lulic va a fare il quinto a sinistra); ma non cambia nulla,con le consuete letture approssimative di Peres,con Perotti e Totti che subentrano in un momento in cui la rassegnazione inconscia ha già preso il sopravvento sulla mente di ogni giocatore giallorosso e il finale di gara già scritto; la Roma conclude con il ritorno al 4-2-3-1, mentre la Lazio continua a ripartire negli spazi e chiude la gara con il match winner Keita.
Maurizio Rafaiani

  • Mikele

    Condivido come al solito l’analisi proposta, ma mi permetto qualche suggerimento e sottolineatura. In primis lo stato atletico un pò imbarazzante per i gladiatori giallorossi: stanchezza per scarso turn over in linea con panchina imbarazzante? Fragilità emotiva? Usura anagrafica? Poi mi sembra che il tasso tecnico sia carente in molti attori e in zone nevralgiche come difesa e centrocampo: spesso col pallone ai piedi i giallorossi sembrano imbambolati e indecisi, mentre il giro palla veloce e preciso è stato più praticato dai laziali; Manolas e Ruediger sono marcatori fortissimi, ma non simpatizzano con la pelota; a centrocampo i gladiatori e cursori giallorossi fanno ripensare all’assenza di Pjanic, frettolosamente sfiduciato per l’ipotetica ma solita concorrenza col mito giallorosso e che guarda caso attualmente impreziosisce la “grulla” compagine bianconera.

  • Vincent Vega

    Alla fine l’analisi, a mio avviso, è molto semplice ma troppo poco evidenziata: il dramma della Roma è TUTTA la fase di non possesso. Siamo a livelli amatoriali proprio, contro la Roma, ripresa palla, creano facilmente azioni e occasioni da gol non solo la Lazio che ha giocatori discreti e buoni, ma il Pescara, il Crotone, Il Palermo…