NOTIZIE AS ROMA – David Pizarro è stato il protagonista della puntata odierna di Slide Show, programma di Roma Tv. L’ex giocatore giallorosso ha rivissuto tramite alcune immagini i momenti salienti del suo percorso al club capitolino, oltre ad episodi della sua carriera e della vita privata.

In nazionale.
“Le prime convocazioni. Il taglio lascia a desiderare”.

Con l’Udinese.
“Una grandissima stagione, con Di Natale, Iaquinta. Una bella squadra e un grande torneo. Storico per l’Udinese centrare i preliminari di Champions”.

Con l’Inter.
“Mi è servita da trampolino, volevo giocare solo nella Roma, poi come andò via Spalletti il presidente non mi avrebbe ceduto a loro, ho dovuto fare il giro”.

La presentazione alla Roma.
“Quanti anni… mi sa che sto uguale. Son partito da Malaga, ero in ritiro con l’Inter. L’unica cosa che ricordo è che si è creato un casino, io volevo venire da un anno. Ho aspettato un anno per arrivare alla Roma”.

Con Spalletti.
“Credo che sia una stima reciproca, ho dato sempre il massimo, mi sono comportato da professionista. A differenza degli altri, è un uomo vero, le cose non le manda a dire. Ha il fisico per confrontarsi con tutti, cosa che io posso fare solo a parole. Nasco regista con Hodgson, mi ha messo dietro perché aveva capito che da trequartista in Italia morivo di fame, avendo le qualità per poter sfruttare meglio i miei piedi davanti alla difesa, è stata una decisione che mi ha dato tanto. L’anno dello scudetto della Roma con Batistuta, Totti, Delvecchio, Montella, Emerson, Cafu, Candela venimmo a giocare qui, Francesco fece gol di sinistro al volo e da lì ho voluto sempre giocare nella Roma. Essendo sudamericano, siamo abituati a queste piazze”.

Franco Sensi.
“Una grande famiglia, è la romanità”.

Il primo gol in giallorosso, a Siena.
“Facemmo il balletto tradizionale, si giocava a memoria. Al di là di quel che si è creato in campo, si portava tutto anche fuori. Eravamo un gruppo solido, unico. Anche nelle difficoltà che si sono create durante i sei anni e mezzo che sono stato. Non c’è stato mai un confronto, non si è mai cercato un colpevole. Eravamo tutti dalla stessa parte. Essendo amici fuori, si vedeva in campo”.

Manchester.
“Brutti ricordi. Il peggio della mia carriera, per com’è andata a Roma. Dominammo, facemmo una partita straordinaria, son partite che accadono, non te l’aspetti. Nella rifinitura si fecero male Taddei e Perrotta che per l’organico della Roma erano importanti”.

I duelli con l’Inter.
“Era poderosa. Sicuramente qualcosa ci è mancato, a livello di gioco eravamo superiori. Quello che dispiace è non essere riusciti a vincere lo scudetto, loro avevano una panchina che noi non avevamo. Eravamo 13-14”.

La Coppa Italia 2007.
“Mi prese in braccio Faty, è facile. Credo sia stato il primo trofeo con la Roma, in casa li abbiamo asfaltati col nostro gioco, loro non capivano nulla. A Milano abbiamo rischiato tanto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Sapevamo che eravamo più forti di loro, ma loro erano una corazzata. Se andavano in vantaggio era impossibile ribaltare il risultato, l’idea era quella di prenderli alti, tenendo la palla, essendo una grande squadra non gli piaceva correre a presso alla palla”.

Il gol al Real Madrid.
“Sicuramente il gol più importante della mia permanenza a Roma. Soprattutto perché quel giorno c’era mio padre in tribuna, quindi più di così non potevo chiedere. Eravamo un gruppo solido, ognuno sapeva cosa doveva fare. Abbiamo messo in difficoltà grandi squadre, loro, il Real, il Chelsea, l’Arsenal, il Manchester United. Economicamente eravamo inferiori, ma a livello di gioco eravamo importanti. La partita con l’Arsenal, per le difficoltà affrontate, con 14 infortunati, Riise che giocò centrale, è stata la partita che ricordo di più. Se Baptista va col sinistro passavamo la fase”.

Catania.
“Per 60 minuti eravamo campioni noi. Ora che ho lasciato l’Italia, se giocavamo a Parma e l’Inter a Catania, chi lo sa. Purtroppo avevano un campione in panchina, è entrato e ha fatto la differenza. Per 60 minuti l’abbiamo sfiorato. Mirko fece un gol da scudetto. In questo campionato minimo ci hanno levato 7 punti. Al di là dei pianti, ce li hanno levati. Per noi erano tantissimi, lottavamo sempre in campo. Per la qualità che aveva la rosa, ci meritavamo qualcosa in più”.

A tennis con Totti.
“Grandi ricordi, si giocava dopo le partite, dopo le battaglie sul campo si giocava a tennis. Ci chiamavano Duracell. Lui sa che lo battevo sempre. È una gran persona e un grande campione. Portava la pizza con la mortadella, come gruppo quello che si è creato alla Roma non l’ho visto da altre parti”.

Con De Rossi.
“Un campione e un amico, abbiamo vissuto tantissime battaglie. Dopo il gol al Bayern Monaco si parlò di questa foto tantissimo. Ribaltammo un risultato, nel primo tempo non la prendemmo mai, il Bayern aveva qualità enormi. Nel secondo tempo siamo venuti fuori e abbiamo vinto 3-2. Questa rosa se la giocava con tutti. Daniele nelle sue interviste diceva che prima del debutto andava in Curva, essendo una piazza particolare e essendo romano viene subito accusato, dispiace vederlo in questi scenari, il suo compito è sempre giocare a pallone, gli anni che sono stato vicino a lui faceva la differenza”.

Ranieri.
“Primo anno benissimo, secondo meno. Mi accusò di mancanza di professionalità, mi è dispiaciuto tantissimo per quanto accaduto nel primo anno. Che colpa avevo se avevo un ginocchio che si gonfiava il doppio a ogni allenamento? Era impossibile dare una mano. È stato difficile digerirla, mi puoi dire di tutto tranne che non sono professionale. Mi è dispiaciuto”.

I derby.
“Mi sono dimenticato, facendo le scatole a casa ho trovato la maglia dei cinque derby vinti di fila. L’ho mostrata ai bambini, Partite uniche, che si vivono in modo particolare. Belle, per noi sudamericani. Ci vogliono palle e dignità che la città continui a essere giallorossa. In quelle cinque partite abbiamo goduto parecchio”.

Contro Sneijder.
“Grandi ricordi, purtroppo hanno vinto loro. Impazzì la piazza, Luca arrivò a metà campionato a dare il suo contributo, dopo quella vittoria lì ci siamo avvicinati, è diventata una cosa che si poteva fare”.

Roma-Sampdoria.
“L’incubo. Nel primo tempo poteva finire 4-0. Stavamo 1-0 e ricordo che c’era un rigore per fallo di mano clamoroso di Zauri. Nel secondo tempo un black-out, non capiamo perché. Mi ricordo che il portiere loro fece dei miracoli. Loro mai in partita, mai. Hanno fatto due cross e abbiamo perso la partita. Abbiamo lasciato perdere l’occasione che ci eravamo creati con tanto sacrificio”.

Con Montella.
“Lo stimo tantissimo, in un momento particolare dove non stavo attraversando un buon periodo a causa del problema di mia sorella, mi ha ridato il sorriso di poter continuare a fare quel che sapevo, giocare a calcio con qualità”.

Con Luis Enrique.
“Le idee venivano completamente cambiate, società e allenatore diverso. Era peggiorata la situazione di mia sorella, non c’ero con la testa. Volevo solo stare con lei”.

A Manchester, col City.
“Grande esperienza. Stando tanti anni in Italia pensavo di aver visto tutto, là sono più avanti di noi in tutti i sensi. Sono partite straordinarie, finisce la partita e finisce tutto lì”.

Il ritorno in nazionale.
“Dopo tanti anni fuori dal giro, si facevano viaggi da 24 ore, arrivando stanco, non si sapeva chi comandava. Sono stato 8 anni fuori. Nel 2015 c’è stata la Copa America e per quello che significa per la mia famiglia, per la mia città e per me stesso riuscire a chiudere bene quello che è il primo amore, vincere la Copa è stata la ciliegina sulla torta per chiudere la carriera in nazionale”.

La moglie.
“La compagna di sempre, dicono che dietro a un grande uomo c’è una grande donna. È così, mi ha regalato tre bambini italiani. È bellissimo, molto importante, soprattutto a Udine quando eravamo ragazzini”.

I bambini.
“Lei ora è una ragazza, erano i primi passi a Roma per loro. Quanto è cambiato. Io sto uguale, ma loro sono cresciuti parecchio”.

Alla Fiorentina.
“Venne a mancare mia sorella. Eravamo cresciuti insieme, abbiamo sofferto la fame insieme. Per me era un colpo che non riesco a digerire. Era tutto per me. Dopo che sono arrivato in Italia decisi di giocare la partita, anche se era presto, riuscii a fare gol. Una giornata particolare, anche la tifoseria mi conosceva poco, ma mi sono stati molto vicini, li ringrazierò sempre. Eravamo lì da pochi mesi”.

Il ritorno in Cile, ai Wanderers.
“L’amore vero. Per me è tutto. Siamo una città povera dove ci capita di tutto, ci massacrano, incendi, terremoti, tsunami. È una squadra che è sempre stata nel mio cuore, il pensiero era sempre quello di chiudere nella squadra che ho sempre amato. Lotteremo fino a giocare 100 partite con questa maglia, ne abbiamo bisogno, per quello che significa per me Valparaiso”.

Il ritorno di Spalletti.
“Mi auguro che stavolta riesca a completare quello che lasciò in quel giorno quando si dimise. Una persona che stimo tantissimo, che mi ha dato tanto e che il destino mi ha messo apposta nella carriera. Gli auguro ogni bene, e relax”.

Miralem Pjanic.
“Un grandissimo campione, e come tale come tifoso della Roma ci aspettiamo tanto da lui. Mi auguro che abbia una regolarità, che possa fare le 40-60 partite l’anno nella stessa maniera, se lo può permettere”.

 

  • Jacopo

    E’ un idolo, lo ho sempre ammirato. Non lo ho mai visto perdere un pallone, mai, lo buttavano per terra e lui tornava su come una molla, col pallone di nuovo incollato al piede. Un giocatore straordinario.

  • Centrocampista di un altra categoria..grande Pec !!! Sempre uno di noi !