STORIA DELLA ROMA. VIAGGIO NELLA STORIA DEGLI ALLENATORI GIALLOROSSI

L’ESONERO DI RANIERI E IL DECOLLO DELL'”AEROPLANINO” – Le vicende societarie finirono per influire anche sui risultati della squadra. A partire da luglio 2010 la Roma fu ufficialmente in vendita, la famiglia Sensi venne continuamente pressata dall’istituto di credito Unicredit, proprietario di minoranza della società, che intendeva al più presto trovare un serio investitore. Di fatto, i Sensi (con a capo la presidente Rosella) restarono al comando ma la gestione finanziaria fu in mano alla banca. Questa situazione di incertezza alla fine pesò come un macigno sulla truppa agli ordini di Ranieri. Le premesse negative vennero racchiuse, ad inizio stagione, nella finale di Supercoppa Italiana persa per 3-1 a opera della solita Inter (il gol di Riise in apertura illuse la tifoseria, poi i nerazzurri rimontarono e sorpassarono con Pandev ed Eto’o). In tutta la stagione il rendimento fu assolutamente discontinuo sia in campionato che in Champions League (dove la Roma venne eliminata agli ottavi dagli ucraini dello Shakhtar Donetsk, sconfitta 3-2 all’andata dell’Olimpico e con un secco 3-0 in Ucraina). Nel frattempo tennero banco le nuove notizie societarie: la cordata americana guidata da Thomas Di Benedetto, era ormai pronta a rilevare la Roma a fine stagione. Le sorti di Ranieri furono, però, segnate: il 20 febbraio 2011, dopo l’incredibile rimonta del Genoa nella partita in cui la Roma era in vantaggio per 3-0 (finita poi 4-3 per i rossoblù), ennesimo sorpasso della stagione, il tecnico testaccino rassegnò le sue dimissioni. A sostituirlo fu l’ex Aeroplanino” Vincenzo Montella, chiamato in prima squadra dopo un anno passato a guidare i giovanissimi nazionali. Con lui in panchina la Roma terminò il campionato in sesta posizione, posto che le permise di giocare in Europa League nella stagione successiva. In Coppa Italia, invece, fu ancora una volta la “bestia nera” Inter ad eliminare la squadra giallorossa in semifinale.

LUIS ENRIQUE E IL PROGETTO ‘MADE IN USA’ – La scelta della nuova cordata statunitense per la panchina della squadra giallorossa ricadde sull’asturiano Luis Enrique. Ex centrocampista del Barcellona, lo spagnolo ribattezzato subito Lucho, venne ufficializzato il 20 giugno 2011. Enrique si legò ai colori giallorossi con un contratto biennale. Con lui, la dirigenza romanista decise di avviare un progetto innovativo e accattivante basato sulla politica dei giovani e su un modello di gioco ‘barcellonista’ sviluppato su tocchi di prima e su quella fitta ragnatela di passaggi in orizzontale che aveva visto le fortune della squadra azulgrana guidata da Pep Guardiola.

UNO STAFF SPAGNOLO PER LA ROMA – A seguire Luis Enrique nella sua avventura romana, anche l’intero staff iberico con cui aveva lavorato insieme ai tempi del Barcellona B: Ivan De La Pena in qualità di assistente (anche se abbandonò il suo incarico ancora prima dell’inizio della stagione), Robert Moreno allenatore in seconda, il mental coach Antonio Llorente e il preparatore atletico Rafael Cabanellas.

IL FALLIMENTO DEL ‘PROGETTO’ – La stagione giallorossa, tuttavia, si mise subito in salita. Il 18 agosto, nella gara d’esordio, la Roma cadde clamorosamente a Bratislava contro lo Slovan per 1-0 (andata del terzo turno di Europa League). L’1-1 del ritorno sanci’ la prematura uscita di scena dei giallorossi dalla competizione europea. Nel proseguo della stagione, tuttavia, le cose non andarono diversamente. la squadra tradì le aspettative dei tifosi sia sul piano del gioco che su quello dei risultati. Un dato sottolineò la sfortunata annata: la Roma non riusci’ a qualificarsi per una competizione europea, non accadeva da ben 15 anni (1997). Il 10 maggio 2012, Luis Enrique annunciava alla squadra la volontà di lasciare la panchina. L’ufficialità arrivava dopo l’ultima giornata di campionato.

RENDIMENTO –  L’allenatore di Gijon, dunque, abbandonava il suo incarico dopo una stagione costellata da 16 vittorie, 8 pareggi e ben 14 sconfitte. tra le più cocenti si ricordano quelle contro Lecce, Udinese, Cagliari, Siena, Atalanta, Genoa oltre ai due derby con la Lazio.       

LA CONFERENZA STAMPA D’ADDIO – Nella sua ultima conferenza stampa da tecnico giallorosso, nonostante Siviglia e Valencia pensarono a lui per il futuro delle rispettive panchine, Luis Enrique espresse l’intenzione di rimanere fuori dai campi per una stagione. Queste le sue dichiarazioni: E stato bellissimo essere allenatore della Roma, un grande orgoglio, grazie di tutto. E’ stato un grandissimo piacere essere l’allenatore di questa squadra, non mi sono pentito, nemmeno nei giorni più brutti. Me ne vado perché sono molto stanco. Ho dato il 100 per cento e so che non basta l’estate per recuperare le forze e quindi non posso darla alla squadra. Il prossimo anno non allenerò di sicuro”.

ZDENEK ZEMAN, ATTO SECONDO – Il resto è storia recente. la Roma dopo aver sondato diversi nomi per la propria panchina (tra i quali quelli di Montella, Villas Boas, e Bielsa), a sorpresa, annuncia il ritorno dopo ben 13 anni di Zdenek Zeman (fresco di promozione nella massima serie con il Pescara). Il tecnico boemo risulta essere il terzo cavallo di ritorno tra gli allenatori giallorossi, dopo Alfredo Foni e l’indimenticabile Nils Liedholm (che ha vissuto addirittura tre periodi e mezzo sulla panchina della Roma). Diversamente dalle precedenti esperienze, Zeman decide di legarsi alla società capitolina con un contratto di durata biennale. Viene definito anche lo staff, con il vice storico Vincenzo Cangelosi, il collaboratore tecnico Giacomo Modica e il preparatore atletico Roberto Ferola. Il 3 luglio scorso, con il raduno della squadra a Trigoria, si è aperta ufficialmente la nuova avventura del boemo sulla panchina della Roma.

Emanuele Tocchi

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STORIA DELLA ROMA. VIAGGIO NELLA STORIA DEGLI ALLENATORI GIALLOROSSI

L’AVVENTO DI SPALLETTI E LA SUA RIVOLUZIONE – Bisognava dar vita ad una rifondazione dopo l’anno dei 4 allenatori. A chi si poteva affidare un incarico così importante? Fu Bruno Conti a suggerire un nome: Luciano Spalletti che con l’Udinese era riuscito a raggiungere il traguardo di una storica qualificazione in Champions League. Il tecnico toscano si dimostrò all’altezza della situazione, nel giro di poco tempo riuscì a riportare gioco, risultati ed entusiasmo.

IL RECORD DEI GIALLOROSSI – Nella sua prima stagione raggiunse un record: con una serie di 11 vittorie consecutive (contro Chievo, Treviso, Milan, Reggina, Udinese, Livorno, Parma, Cagliari, Siena, Empoli e Lazio) la Roma divenne la prima squadra di serie A a realizzare una striscia di successi così lunga. I ragazzi di Spalletti riuscirono per il secondo anno consecutivo ad approdare alla finale di Coppa Italia, persa per mano dell’Inter e chiusero quinti in campionato (ma il declassamento di Juventus, Milan e Fiorentina per le vicende legate allo scandalo calciopoli proiettò la Roma al secondo posto, valido per la qualificazione alla Champions League).

LA ROMA DEL 4-2-3-1 – La stagione 2006-’07 si aprì con una sconfitta per 4-3 nella Supercoppa Italiana, contro l’Inter dopo i tempi supplementari (per la Roma rete di Mancini e doppietta di Aquilani) ma, nonostante ciò, i giallorossi offrirono ai loro sostenitori un calcio d’altri tempi: marchio di fabbrica il collaudato schema 4-2-3-1 che esaltò le doti realizzative di uno straordinario Francesco Totti, utilizzato in posizione di prima punta. I giallorossi si fecero valere anche in ambito europeo, dopo anni di oblio vennero raggiunti i quarti di finale di Champions. Fu il Manchester United a soffocare i sogni di gloria dei tifosi: dopo la vittoria prestigiosa riportata all’Olimpico per 2-1, la Roma fu costretta a subire la peggiore sconfitta europea della sua storia nel famoso 7-1 dell’Old Trafford.

I TROFEI DI SPALLETTI – Se in campionato l’Inter dominò la scena, vincendo lo scudetto con 22 punti di distacco proprio dai giallorossi, Spalletti e i suoi si ripresero una piccola rivincita conquistando la Coppa Italia (6-2 all’Olimpico con gol decisivi di Totti, De Rossi, Perrotta, Mancini e doppietta di Panucci; sconfitta per 2-1 a San Siro con rete della bandiera di Perrotta). Si trattò del primo trofeo per l’allenatore di Certaldo. Il 19 agosto 2007 Spalletti collezionò anche la sua prima Supercoppa Italiana, la seconda della storia del club capitolino con una vittoria a Milano sugli eterni rivali nerazzurri per 1-0 grazie al gol di De Rossi su calcio di rigore.

LA ROMA SPALLETTIANA ENTRA NELLA STORIA – La stagione 2007-’08 fu, probabilmente, la più esaltante per il tecnico e i suoi. In campionato la Roma raggiunse altri 2 record: 24 vittorie e 82 punti in 38 gare che permisero di ottenere nuovamente il secondo posto in classifica, questa volta finendo a soli 3 punti dall’Inter. In Champions, invece, rimase indimenticabile la storica qualificazione ai quarti ai danni del Real Madrid, eliminato con un doppio 2-1. Rimane indelebile la vittoria al Bernabeu con Taddei e Vucinic mattatori. A Spalletti fu legata anche l’ultima Coppa Italia (la nona) conquistata dalla Roma, la seconda consecutiva. la nuova formula vide la finale in gara unica sul prato dell’Olimpico, Totti e compagni ebbero la meglio sull’Inter, grazie alle reti di Mexes e Perrotta.

L’ADDIO DI SPALLETTI –  Nel 2008-’09, la squadra iniziò la sua fase calante. In campionato la Roma terminò la stagione al sesto posto con 63 punti, centrando la qualificazione in Europa League. In Coppa Italia, il cammino si fermò ai quarti di finale, con una sconfitta per 2-1 maturata sul campo della Milano nerazzurra. In Champions (la cui finale si giocò proprio all’Olimpico di Roma), i giallorossi vennero eliminati agli ottavi di finale dall’Arsenal solo ai calci di rigore. Il periodo di Spalletti alla Roma stava per volgere al termine. L’annata 2009-’10 partì sotto una cattiva stella: con una doppia sconfitta nelle prime due giornate di campionato (a Genova con i rossoblù e a Roma contro la Juventus), la squadra era allo sbando e sembrava non seguire più le indicazioni del tecnico. L’allenatore rassegnò le dimissioni, le due parti rescissero consensualmente il contratto, interrompendo, così, un rapporto durato per 4 anni. Nel dicembre 2009 Spalletti ufficializzò il suo ingaggio da parte dei russi dello Zenit San Pietroburgo.

RANIERI E LA ROMA: AD UN PASSO DALLO SCUDETTO – A subentrare al tecnico toscano, il 2 settembre 2009,  fu un romano de roma: Claudio Ranieri. Nato a Testaccio nel 1951, giocatore della Roma Anni ’60, Ranieri poté finalmente coronare il sogno di allenare la sua squadra del cuore dopo una lunga carriera da allenatore in Italia (Cagliari, Napoli, Fiorentina, Parma e Juventus) e in Europa (Valencia, Atletico Madrid e Chelsea). Dopo un inizio complicato, basti pensare alle tre sconfitte consecutive con Milan, Livorno e Udinese che spinsero la squadra a ridosso della zona retrocessione, la Roma di Ranieri riprese quota e non si fermò più, dando vita a una delle rimonte più entusiasmanti della storia del campionato. I giallorossi inanellarono 24 risultati utili consecutivi (18 vittorie e 6 pareggi) e rimontarono ben 15 punti all’Inter capolista (battuta, tra l’altro, in un Olimpico stracolmo per 2-1 grazie alle reti di De Rossi e Toni). La Roma regalò un’ ulteriore gioia ai tifosi, riuscendo a fare suoi entrambi i derby: 1-0 all’andata con firma di Cassetti e 2-1 nel ritorno con la doppietta di uno straordinario Vucinic. La Roma si ritrovò in testa alla classifica a sole tre giornate dal termine, ma, purtroppo, la striscia positiva si interruppe sul più bello contro la Sampdoria, il vantaggio di Totti fu solo una mera illusione perché a rimontare fu Pazzini con una doppietta. Terminò 2-1 per la Samp. Si decise tutto all’ultima giornata. A Verona, contro il Chievo già salvo, la Roma fu campione d’Italia per un tempo (l’Inter era ferma sullo 0-0 a Siena) ma, quando Milito insaccò la rete che valse lo scudetto per i nerazzurri di Mourinho, per i giallorossi non ci fu più nulla da fare. Si chiuse il campionato con 80 punti, due in meno dei rivali milanesi. neanche in Coppa Italia si ebbe più fortuna. In finale la Roma cadde di nuovo contro l‘Inter del “triplete” (1-0, decisivo ancora Milito). Mentre la prima esperienza nell’ Europa League terminò con un fiasco: Ranieri e i suoi vennero eliminati nei sedicesimi di finale dai greci del Panathinaikos (sconfitti da un doppio 3-2).

Emanuele Tocchi

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STORIA DELLA ROMA. Viaggio nella storia degli allenatori giallorossi

CAPELLO E IL TERZO SCUDETTO – La dirigenza giallorossa decise di sostituire Zeman con un ex calciatore giallorosso ai tempi di Herrera e pluricampione col Milan di Berlusconi, Fabio Capello. Nato a Pieris nel 1946, Capello pose le basi per il Terzo Tricolore della Roma. La sua prima stagione si chiuse senza grandi acuti e con un sesto posto tutto sommato deludente, ma i giallorossi erano pronti a volare. Dopo una grande campagna acquisti di rafforzamento voluta da Sensi (durante l’estate 2000), in cui si aggiudicò il numero uno dei bomber, Gabriel Omar Batistuta e il fuoriclasse Emerson (considerato dalla Curva Sud il vero erede di Falcao) la Roma raggiunse l’obiettivo tanto desiderato. Il 17 giugno 2001, davanti ad un Olimpico in visibilio e gremito in ogni ordine di posti (80.000 spettatori), completamente colorato con sciarpe e bandiere giallorosse, la Roma conquistò il suo Terzo Scudetto della storia. Protagonisti assoluti i tre giocatori più decisivi di tutta la stagione: Totti, Montella e Batistuta marcatori nel 3-1 rifilato al Parma. La squadra di Capello fece registrare il record di punti per campionati a 18 squadre: 75. La Roma, di fatto, “scucì” il Tricolore dalla maglia dei cugini laziali, vincitori un anno prima. Un bagno di folla si riversò nel Circo Massimo per festeggiare l’incredibile successo.

I RECORD DI CAPELLO E L’ADDIO CONTESTATO – Ma Capello e i suoi campioni conquistarono un ulteriore trofeo. Ad agosto era in palio la Supercoppa Italiana contro la Fiorentina – sull’orlo del fallimento – guidata dal giovane Roberto Mancini. La partita non ebbe storia: finì 3-0 (reti di Candela, Montella e Totti); era il 19 agosto 2001. Capello con cinque stagioni alla guida della Roma, risultò il secondo allenatore più longevo della storia giallorossa (dal 1999 al 2004). Dopo i successi del 2001, tuttavia, “Don Fabio” non si ripeté, le stagioni successive furono al di sotto delle aspettative. Dopo 5 anni, il tecnico lasciò increduli tifosi e società perché, a seguito di una trattativa-lampo, passò sulla panchina dell’odiata Juventus. Il trasferimento venne visto da tutti come una sorta di tradimento. Sensi fu costretto a correre ai ripari e, dopo un lungo tormentone estivo, decise di ingaggiare un giovane allenatore che aveva fatto bene con il Parma, Cesare Prandelli (attualmente Ct della Nazionale).

LA “STAGIONE DEI 5 ALLENATORI”– L’esperienza di Prandelli alla Roma durò poco meno di un mese e mezzo. L’allenatore fu costretto a lasciare l’incarico per gravi motivi familiari (di fatto con lui in panchina la squadra non giocò mai una gara ufficiale). Il campionato 2004-’05 fu il più travagliato degli ultimi anni. In una sola stagione la Roma vide succedersi sulla propria panchina ben 5 tecnici. Dopo Prandelli, fu la volta dell’ex idolo giallorosso Rudi Voeller a sua volta sostituito da Ezio Sella che passò il testimone a Luigi Del Neri. Dimessosi anche lui, venne trovata una “soluzione interna” con Bruno Conti che concluse il campionato salvando la squadra dalla retrocessione e raggiungendo comunque una finale di Coppa Italia dove si dovette arrendere all’Inter.

Emanuele Tocchi

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